Principal La Divina Commedia. Nuova edizione integrale

La Divina Commedia. Nuova edizione integrale

,
Año:
2017
Editorial:
SEI Editrice
Idioma:
italian
Páginas:
962
ISBN 13:
9788805222346
File:
PDF, 100.36 MB
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Idioma:
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a cura di s. jacomuzzi, a. dughera, g. ioli, v. jacomuzzi

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SOCIETÀ EDITRICE INTERNAZIONALE - TORINO

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Coordinamento editoriale: Lia Ferrara
Progetto e redazione: Giuliana Bertolo
Coordinamento tecnico: Michele Pomponio
Progetto grafico: Visualgrafika
Impaginazione e profilazione cromatica iconografia: at Studio Grafico - Torino
Illustrazioni: Bianco Tangerine per at Studio Grafico - Torino
Copertina: Visualgrafika
In copertina: Joseph Anton Koch, Dante assalito da tre fiere, affresco, 1825-1826 (Roma,
Casino Massimo, Sala di Dante)
Gli Autori hanno sempre proceduto in stretto accordo e raccordo nello stabilire i criteri e le
metodologie da seguire, sia nella stesura diretta del commento, sia in quella delle parti
introduttive alle cantiche. In particolare, Attilio Dughera ha curato il commento dell’Inferno; Giovanna Ioli il commento del Purgatorio; Vincenzo Jacomuzzi il commento del Paradiso. L’opera è
nata sotto la direzione di Stefano Jacomuzzi.

© 2017 by SEI - Società Editrice Internazionale - Torino
www.seieditrice.com
Prima edizione: 2017
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Al termine di questi canti sono presenti inoltre:

guida

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alla lettura (Leggiamo il canto), che orienta la comprensione della narrazione, dei temi, delle forme
letterarie del canto stesso; a questa guida è collegata una proposta di lettura critica (fornita in formato digitale) e un sintetico
approfondimento sulla lingua di Dante e sulla sua permanenza nel lessico di uso quotidiano (Le parole che restano);

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una
di verifica operativa (Competenze alla prova): nella prima parte ha lo scopo di verificare la comprensione
di contenuti, strutture e forme del poema dantesco; nella seconda parte favorisce sia l’autonoma riflessione sulle tematiche
proposte dal canto, con proposte di scrittura propedeutiche all’esame di Stato, sia l’apprendimento cooperativo, con spunti
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letture critiche di approfondimento, la “parola chiave” del canto e i “Consigli di lettura”.

Indice
1

Dante Alighieri: la vita e le opere

2

La vita

4

Le opere

6

La Commedia
Il titolo: Commedia, 6 – La composizione: 13041321, 6 – La trama, 6 – La struttura del poema, 7 –
L’ispirazione morale, 7 – I «quattro sensi» della
scrittura, 7 – La struttura fisica e metafisica dei
mondi ultraterreni, 9

10

f
f
f
f
f
f
60

SCENARI Le pene dei dannati, 52
VIAGGIARE NEL TESTO Porte e custodi, 54
PERSONAGGI Caronte, 56
DANTE OGGI, 57
Leggiamo il canto, 58
Competenze alla prova, 59

Canto IV

Il canto del Limbo

Gli illustratori di questa edizione
66

Canto V

Il canto di Paolo e Francesca
12

INFERNO

12

Introduzione
La struttura dell’Inferno, 13 – La composizione, 14 –
Il tempo del viaggio nell’oltretomba, 14 –
Temi e argomenti, 14 – La scrittura, 15 –
SCHEMA DEI CONTENUTI, 16

18

Canto I

f
f
f
f
f
f
80

f
f
f
f
f
32

f
f
f
f
f
f
f
46

f
f

Leggiamo il canto, 30

f
f

Competenze alla prova, 31

Canto II
IL DOCUMENTO Dante, Tanto gentile
e tanto onesta pare, 37
VIAGGIARE NEL TESTO Le guide di Dante, 38
GLI STRUMENTI DELLO SCRITTORE La captatio
benevolentiae, 40
PERSONAGGI Beatrice, 42
DANTE OGGI, 43

94

100

Competenze alla prova, 93

Canto VII

Canto VIII

f
f
f
f

PERSONAGGI Filippo Argenti, 104
DANTE OGGI, 105
VIAGGIARE NEL TESTO I fiumi infernali, 106
GLI STRUMENTI DELLO SCRITTORE La
metonimia, 109

f
f

Leggiamo il canto, 110

Competenze alla prova, 45

GLI STRUMENTI DELLO SCRITTORE
La perifrasi, 50

Leggiamo il canto, 92

Il canto di Filippo Argenti

Canto III

f

PERSONAGGI Ciacco, 84
DANTE OGGI, 85
VIAGGIARE NEL TESTO Le invettive contro le
città, 88
SCENARI I canti politici, 89
LA DIVINA COMMEDIA NEL MONDO Dante nella
letteratura mondiale, 91

Il canto della palude Stigia

Leggiamo il canto, 44

Il canto di Caronte

Competenze alla prova, 79

Canto VI

f
f
f

DANTE OGGI, 21
GLI STRUMENTI DELLO SCRITTORE La
similitudine, 22
SCENARI L’oltretomba pagano, 24
PERSONAGGI Virgilio, 26
VIAGGIARE NEL TESTO La selva, 28

Il canto delle tre donne benedette

Leggiamo il canto, 78

Il canto di Ciacco

Il canto della selva oscura
f
f

VIAGGIARE NEL TESTO Le figure femminili, 70
DANTE OGGI, 71
GLI STRUMENTI DELLO SCRITTORE L’anafora, 72
PERSONAGGI Paolo e Francesca, 74

112

Competenze alla prova, 111

Canto IX

Il canto della città di Dite

Indice

V

118

Canto X

f

Il canto di Farinata
f
f
f
f
f
f
132

Leggiamo il canto, 130
Competenze alla prova, 131

f
f
f
210

216

Canto XII

158

230

Competenze alla prova, 157

Canto XIV

Canto XV

Il canto di Brunetto Latini
f
f
f
f
f
f
f
178

PERSONAGGI Brunetto Latini, 168
DANTE OGGI, 170
GLI STRUMENTI DELLO SCRITTORE La
fraseologia, 171
VIAGGIARE NEL TESTO Firenze, 172
SCENARI La scuola ai tempi di Dante, 175
Leggiamo il canto, 176
Competenze alla prova, 177

184

Canto XVII

Il canto di Gerione
190

Canto XVIII

Il canto delle Malebolge
196

Canto XIX

Il canto dei papi simoniaci

VI

244

La Divina Commedia

Leggiamo il canto, 228
Competenze alla prova, 229

Canto XXII

f
f
f
f

PERSONAGGI Ciampolo, 234
DANTE OGGI, 235
SCENARI I sette vizi capitali, 236
VIAGGIARE NEL TESTO I personaggi minori,
239

f
f

Leggiamo il canto, 242
Competenze alla prova, 243

Canto XXIII

Il canto degli ipocriti
250

Canto XXIV

Il canto di Vanni Fucci
256

Canto XXV

Il canto dei ladri e delle
metamorfosi infernali

Canto XVI

Il canto dei sodomiti

GLI STRUMENTI DELLO SCRITTORE Il
neologismo, 220
PERSONAGGI I diavoli «Malebranche», 223
VIAGGIARE NEL TESTO Angeli e diavoli, 224
SCENARI La masnada dei diavoli, 227

Il canto di Ciampolo

Leggiamo il canto, 156

Il canto del Veglio di Creta
164

Canto XXI

f
f
f
f
f

Canto XIII
PERSONAGGI Pier della Vigna, 148
DANTE OGGI, 149
SCENARI La Scuola siciliana, 150
VIAGGIARE NEL TESTO Corti e cortigiani, 152

Canto XX

f

Il canto della selva dei suicidi
f
f
f
f
f
f

Competenze alla prova, 209

Il canto dei diavoli

Il canto dei Centauri
144

Leggiamo il canto, 208

Il canto dei maghi
e degli indovini

Canto XI

Il canto della struttura
dell’Inferno
138

f
f
f

PERSONAGGI Farinata degli Uberti, 122
VIAGGIARE NEL TESTO Le profezie della
Commedia, 124
GLI STRUMENTI DELLO SCRITTORE L’apostrofe,
126
SCENARI Guelfi e ghibellini, Bianchi e Neri:
le battaglie di Dante, 129

GLI STRUMENTI DELLO SCRITTORE L’invettiva,
200
SCENARI I papi di Dante, 202
PERSONAGGI Niccolò III, 204
VIAGGIARE NEL TESTO La polemica contro la
Chiesa, 205
DANTE OGGI, 207

262

Canto XXVI

Il canto di Ulisse
f
f
f
f
f
f
f

GLI STRUMENTI DELLO SCRITTORE
La metafora, 266
PERSONAGGI Ulisse, 268
VIAGGIARE NEL TESTO Fede e ragione, 270
DANTE OGGI, 271
SCENARI Il viaggio di Ulisse, 272
Leggiamo il canto, 274
Competenze alla prova, 275

276

Canto XXVII

348

PURGATORIO

348

Introduzione
La struttura del Purgatorio, 349 –
La composizione, 350 – Il tempo del viaggio
in Purgatorio, 350 – Temi e argomenti, 350 –
La scrittura, 351 – SCHEMA DEI CONTENUTI, 352

Il canto di Guido da Montefeltro
f
f
f
f
f
f
f
290

PERSONAGGI Guido da Montefeltro, 280
GLI STRUMENTI DELLO SCRITTORE L’iperbole,
281
SCENARI La geografia morale di Dante:
la Romagna del 1300, 283
VIAGGIARE NEL TESTO Il papa Bonifacio VIII
e l’imperatore Arrigo VII, 285
DANTE OGGI, 287

354

Il canto di Catone

Leggiamo il canto, 288

f
f
f

Competenze alla prova, 289

Canto XXVIII

Il canto di Pier da Medicina
296

f

Canto XXIX

f
f
f

Il canto dei falsari
302

Canto XXX

Il canto di mastro Adamo
308

368

Canto XXXI

Canto XXXII

f
f
f

Canto XXXIII

Il canto di Ugolino
f
f
f
f
f
f
f
334

PERSONAGGI Il conte Ugolino della
Gherardesca, 322
VIAGGIARE NEL TESTO Gli spiriti magni, 325
GLI STRUMENTI DELLO SCRITTORE La terzina,
326
PERSONAGGI Frate Alberigo, 327
SCENARI I sogni della Divina Commedia, 331

382

Competenze alla prova, 333

f
f
f

Il canto di Lucifero
f
f
f
f
f

Leggiamo il canto, 346
Competenze alla prova, 347

VIAGGIARE NEL TESTO Amici e maestri, 372
SCENARI Il Paradiso in terra, 374
PERSONAGGI Casella, 375
LA DIVINA COMMEDIA NEL MONDO Francia: la
«querelle» su Dante, 376
DANTE OGGI, 377
Leggiamo il canto, 380
Competenze alla prova, 381

Il canto di Manfredi

Leggiamo il canto, 332

VIAGGIARE NEL TESTO La struttura fisica del
mondo, 339
GLI STRUMENTI DELLO SCRITTORE Il latino e i
latinismi, 340
DANTE OGGI, 341
SCENARI Lucifero, 345

Competenze alla prova, 367

Canto III

f
f
f
f

Canto XXXIV

f

Leggiamo il canto, 366

Canto II

f
f
f
f

Il canto di Cocito
320

PERSONAGGI Catone, 358
DANTE OGGI, 359
VIAGGIARE NEL TESTO Dannazione e salvezza:
un mistero escatologico, 360
IL DOCUMENTO Giovanni di Salisbury, La
libertà, 363
SCENARI Le anticamere dell’oltretomba, 365

Il canto di Casella

Il canto dei giganti
314

Canto I

396

PERSONAGGI Manfredi di Svevia, 387
SCENARI Gli imperatori e i re di Dante, 388
VIAGGIARE NEL TESTO Così finì la storia, 390
IL DOCUMENTO S. Bernardo di Chiaravalle, Il
Purgatorio, 392
DANTE OGGI, 393
Leggiamo il canto, 394
Competenze alla prova, 395

Canto IV

Il canto di Belacqua
402

Canto V

Il canto di Pia de’ Tolomei
f
f

DANTE OGGI, 404
PERSONAGGI Jacopo del Cassero,
Buonconte da Montefeltro,
Pia de’ Tolomei, 406

f
f

Leggiamo il canto, 412
Competenze alla prova, 413

Indice

VII

414

Canto VI

508

Il canto di Sordello
f
f
f
f
f
f
428

SCENARI Ahi serva Italia, 417
IL DOCUMENTO Dante, Italia, nave sanza
nocchiere, 419
PERSONAGGI Sordello da Goito, 422
DANTE OGGI, 423
Leggiamo il canto, 426

Il canto degli accidiosi
514

520

526

Il canto di Stazio

Canto VIII

f

Canto IX

Il canto della porta
del Purgatorio
446

452

f
f
f
f
f

VIAGGIARE NEL TESTO Preghiere e inni, 456
PERSONAGGI Omberto Aldobrandeschi, 458
PERSONAGGI Oderisi da Gubbio, 459
DANTE OGGI, 461
SCENARI La vana gloria terrena:
premi Nobel italiani del Duecento, 463

f
f

Leggiamo il canto, 464

Canto XII

Canto XIII

Il canto degli invidiosi
478

544

550

490

562

502

PERSONAGGI Marco Lombardo, 496
Leggiamo il canto, 500
Competenze alla prova, 501

Canto XVII

Il canto della teoria dell’amore

VIII

La Divina Commedia

Canto XXIII

Canto XXIV
PERSONAGGI Bonagiunta da Lucca, 552
DANTE OGGI, 559
Leggiamo il canto, 560
Competenze alla prova, 561

Canto XXV

Il canto della teoria dell’anima
568

Canto XXVI

Il canto di Guido Guinizzelli
f
f
f
f
580

PERSONAGGI Guido Guinizzelli, 575
PERSONAGGI Arnaldo Daniello, 577
Leggiamo il canto, 578
Competenze alla prova, 579

Canto XXVII

Il canto del muro di fuoco
e del sogno di Lia

Canto XVI

Il canto di Marco Lombardo

Canto XXII

f
f
f
f

Canto XV

f
f
f

Competenze alla prova, 537

Il canto di Bonagiunta Orbicciani

Canto XIV

Il canto dei beni terreni
e dell’amore divino

Leggiamo il canto, 536

Il canto di Forese Donati

Il canto dell’antica nobiltà
di Romagna
484

PERSONAGGI Stazio, 530
IL DOCUMENTO Ristoro d’Arezzo, Il
terremoto, 532
VIAGGIARE NEL TESTO Gli incontri con i poeti,
533
DANTE OGGI, 535

Il canto di Virgilio e Stazio

Competenze alla prova, 465

Il canto della superbia punita
472

538

Canto XI

Il canto di Oderisi da Gubbio

466

f
f
f

Canto X

Il canto dei superbi

Canto XXI

f
f

Il canto di Nino Visconti
440

Canto XX

Il canto di Ugo Capeto

Il canto della valle dei principi
434

Canto XIX

Il canto della femmina balba
e del papa Adriano

Competenze alla prova, 427

Canto VII

Canto XVIII

586

Canto XXVIII

Il canto del Paradiso terrestre
e di Matelda
f
f
f
f

PERSONAGGI Matelda, 594
VIAGGIARE NEL TESTO Allegoria e simboli, 595
Leggiamo il canto, 596
Competenze alla prova, 597

598

Canto XXIX

678

Il canto della processione mistica
604

f
f
f
f

f
f
618

Il canto della struttura
del Paradiso

Canto XXX

Il canto di Beatrice
SCENARI Dante nel Paradiso terrestre, 607
VIAGGIARE NEL TESTO Beatrice, 609
DANTE OGGI, 611
LA DIVINA COMMEDIA NEL MONDO Inghilterra:
da Chaucer a Eliot; Spagna: traduzioni e
imitazioni, 615

684

690

Competenze alla prova, 617

Canto XXXII
704

f

IL DOCUMENTO S. Giovanni, La Bestia
dell’Apocalisse, 639

f
f

Leggiamo il canto, 640

710

f
f

Leggiamo il canto, 702

642

Introduzione
La struttura del Paradiso, 643 –
La composizione, 644 – Il tempo del viaggio in
Paradiso, 644 – Temi e argomenti, 644 –
La scrittura, 645 – SCHEMA DEI CONTENUTI, 646

Canto I

Il canto dell’ascesa al cielo
f

VIAGGIARE NEL TESTO Teologia,
scienza e poesia, 653

f
f

Leggiamo il canto, 658

724

730

Leggiamo il canto, 676
Competenze alla prova, 677

Leggiamo il canto, 722
Competenze alla prova, 723

Canto IX

Canto X

Il canto degli spiriti sapienti
736

Canto XI

Il canto di san Francesco
f
f
f
f
f
750

PERSONAGGI San Tommaso d’Aquino, 742
SCENARI Del come riconoscere i santi, 743
DANTE OGGI, 745
Leggiamo il canto, 748
Competenze alla prova, 749

Canto XII

Il canto di san Domenico

Il canto di Piccarda Donati

f
f

PERSONAGGI Carlo Martello, 717
DANTE OGGI, 718
VIAGGIARE NEL TESTO Ordine, giustizia,
libertà: l’ideale sociale, 720
SCENARI L’ordinato vivere civile, 721

Il canto degli spiriti amanti

Canto III
PERSONAGGI Piccarda Donati, 672
IL DOCUMENTO La crociata delle donne, 674
SCENARI Il monachesimo femminile nel
Medioevo, 675

Canto VIII

f
f
f

Canto II

f
f
f

Canto VII

f
f
f

Competenze alla prova, 659

Il canto delle macchie lunari

Competenze alla prova, 703

Il canto di Carlo Martello

Competenze alla prova, 641

PARADISO

666

DANTE OGGI, 693
PERSONAGGI Giustiniano, 697
VIAGGIARE NEL TESTO L’ideale imperiale, 700
LA DIVINA COMMEDIA NEL MONDO Germania:
«orribile, ambiguo, noioso» - Svezia:
scrivere come Dio, 701

Il canto della crocifissione
e della natura umana

Canto XXXIII

642

660

f
f
f
f

Canto XXXI

Il canto della purificazione

648

Canto VI

Il canto di Giustiniano

Leggiamo il canto, 616

Il canto dell’allegoria ecclesiastica
630

Canto V

Il canto della dottrina del voto

Il canto di Dante e Beatrice
624

Canto IV

f
f
f
762

PERSONAGGI San Bonaventura, 755
Leggiamo il canto, 760
Competenze alla prova, 761

Canto XIII

Il canto del mistero
della creazione
Indice

IX

768

Canto XIV

852

Il canto di san Pietro:
l’esame sulla fede

Il canto di Salomone
e del Giudizio universale
774

f
f
f
f

Canto XV

Il canto di Cacciaguida

788

f
f
f

SCENARI Le radici di Dante, 777
PERSONAGGI Cacciaguida, 780
LA DIVINA COMMEDIA NEL MONDO Asia:
ideogrammi per Dante, 785

f
f

Leggiamo il canto, 786
Competenze alla prova, 787

866

872

Canto XVI

Canto XVII

Il canto dell’esilio e della
missione di Dante
f
f
f
f
f
808

DANTE OGGI, 801
SCENARI L’esilio di Dante, 802
IL DOCUMENTO Sentenza di condanna di
Dante per baratteria, 805

878

884

890

896

828

Leggiamo il canto, 826

Canto XX

834

910

916

922

X

La Divina Commedia

Leggiamo il canto, 908
Competenze alla prova, 909

Canto XXXI

Canto XXXII

Canto XXXIII

f
f
f
f

Canto XXII

Il canto del trionfo di Cristo
e della Madonna

SCENARI La «rosa dei beati», 903
DANTE OGGI, 905

Il canto della visione di Dio

Canto XXI

Canto XXIII

Canto XXX

Il canto della disposizione
dei beati in Paradiso

Il canto di san Benedetto
846

Canto XXIX

Il canto di san Bernardo

Il canto di Pier Damiani
840

Canto XXVIII

f
f
f
f

Competenze alla prova, 827

Il canto degli spiriti giusti

Canto XXVII

Il canto della rosa dei beati

Canto XIX

f
f
f
f

Canto XXVI

Il secondo canto degli angeli

Il canto della giustizia divina
VIAGGIARE NEL TESTO L’Aquila, «uccello del
Paradiso», 818
DANTE OGGI, 820
IL DOCUMENTO La giustizia di Dio, 824

Canto XXV

Il primo canto degli angeli

Canto XVIII

f

Competenze alla prova, 865

Il canto della corruzione papale

Il canto dell’Aquila della giustizia
814

Leggiamo il canto, 864

Il canto di san Giovanni:
l’esame sulla carità

Leggiamo il canto, 806
Competenze alla prova, 807

PERSONAGGI San Pietro, 856
SCENARI Le virtù, 860

Il canto di san Giacomo:
l’esame sulla speranza

Il canto dell’antica Firenze
794

Canto XXIV

934
935
943
947

PERSONAGGI San Bernardo
di Chiaravalle, 926
DANTE OGGI, 930
Leggiamo il canto, 932
Competenze alla prova, 933

Elenco delle abbreviazioni
Indice dei nomi e dei luoghi
Glossario
Referenze iconografiche

DANTE ALIGHIERI
la vita e le opere

«Fatti non foste a viver come bruti
ma per seguir virtute e canoscenza»
IL PADRE DELLA
LETTERATURA E DELLA
LINGUA ITALIANA

TRA LA TERRA E IL
CIELO: LA COMMEDIA
UNIVERSALE

UNA VITA
IN ESILIO

BEATRICE
E L’AMORE

Dante Alighieri, con la Divina Commedia, ha creato
l’insuperato capolavoro che
fonda dalle origini la più alta
tradizione letteraria italiana.
La sua opera ha definito i
caratteri di una lingua che,
da dialetto regionale, ha
assunto le proprietà di una
lingua nazionale, in grado
di dare voce a ogni aspetto
della realtà e del pensiero
umano, diventando modello
imprescindibile per i posteri.

La Commedia di Dante è la
più alta interpretazione poetica della cultura medievale: ogni esperienza terrena
dell’intera umanità assume il
suo vero significato alla luce
delle verità trascendenti della religione cristiana, nel destino eterno di ogni persona
nei regni dell’oltretomba.
Per questo, egli definirà la
sua opera ’l poema sacro al
quale ha posto mano e cielo
e terra.

La vita di Dante è segnata
a fondo dalla condizione
di esilio in cui trascorse
vent’anni della sua esistenza, gli anni che non a caso
coincidono con la scrittura
della Divina Commedia.
Il suo poema è infatti ispirato dalla sua ricerca di una
“patria celeste” di verità e
giustizia che possa consolare la lacerante distanza
dall’amata Firenze, l’ingrata
“patria terrena”.

Il sentimento dominante e
quasi esclusivo nella vita e
nell’arte di Dante è l’amore
per Beatrice: un sentimento
prima privato e circoscritto
che assume poi valore assoluto. L’amore per Beatrice
diventa strumento e rivelazione delle più alte verità
spirituali fino a diventare il
simbolo delle somme conoscenze teologiche, senza
mai perdere però i tratti della
passione umana.

La vita
La giovinezza e la formazione
1. Dante Alighieri nasce a Firenze nel maggio del 1265. La famiglia appartiene per
tradizione al partito dei Guelfi, vive di una
modesta rendita terriera ed è forse di piccola ma antica nobiltà.
Rimasto a cinque anni orfano di madre
(che portava il nome di Bella ma di cui si
ignora il cognome), studiò prima presso
il convento francescano di Santa Croce
e poi, probabilmente, fu allievo del noto
e amato maestro Brunetto Latini.

3. Nel 1283 Dante rivede Beatrice: è il momento del fatale innamoramento, che fa
della giovane donna il punto di riferimento sentimentale di tutta la sua vita poetica.
Nel 1285 Dante sposa secondo la volontà
paterna Gemma Donati, da cui avrà più
figli. Inizia intanto a partecipare alla vita
pubblica di Firenze, anche come soldato: fu alla battaglia di Campaldino (1289)
contro gli aretini e all’assedio di Caprona
contro i pisani.

1265
Nascita
di Dante

1274
Primo
incontro con
Beatrice

1283
Secondo
incontro
con Beatrice

1290
Morte di
Beatrice

2. Nel 1274, a soli nove anni (così racconterà nella Vita nuova), incontrò per la prima
volta Beatrice Portinari, ragazzina della
sua stessa età, destinata a diventare la
donna “ideale” della sua vita.
Nel 1277 (Dante aveva dunque 12 anni) il
padre, secondo un uso abituale nel Duecento, stipulò il contratto matrimoniale
con cui lo legava a tale Gemma Donati,
appartenente a famiglia di pari o superiore grado.
Negli anni immediatamente successivi
comincia già a manifestarsi la sua precoce vocazione poetica: studiò la letteratura provenzale, i poeti della scuola
siciliana, Guido Guinizzelli e soprattutto
Guido Cavalcanti, di cui divenne amico.

4. Nel 1290 muore improvvisamente Beatrice (che nel frattempo si era sposata con
tale Simone de’ Bardi). L’evento aprì un
periodo di disordine e di crisi spirituale
che coincise con la dedizione appassionata di Dante agli studi filosofici. La sua
formazione culturale si aprì anche alla
letteratura latina e Virgilio divenne il suo
autore di riferimento.

Henry Holiday, Incontro di Dante Alighieri e Beatrice
Portinari lungo le rive dell’Arno, 1883 (Liverpool,
Walker Art Gallery).

2

La Divina Commedia

L’impegno politico e gli anni dell’esilio
5. Nel 1295 Dante comincia la sua partecipazione alla vita politica di Firenze, eletto al
Consiglio speciale del capitano del popolo.
Il periodo è molto critico per le lotte all’interno dei partito guelfo tra la fazione dei
Bianchi, sostenitori dell’autonomia della
città, e quella dei Neri, che premeva per
un avvicinamento al Papa.

7. Nel 1301 lo scontro con papa Bonifacio VIII diventa inevitabile. La città manda
Dante come ambasciatore a Roma, ma
proprio mentre lui si trova in viaggio i Neri
prendono il potere con la forza e con processi sommari condannano a dure pene i
maggiori esponenti di parte bianca. Dante è accusato di appropriazione di denaro pubblico e condannato a due anni di
confino, all’esclusione perpetua dai pubblici uffici e a una forte multa. Egli non
rientra in Firenze e qualche mese dopo,
nel 1302, viene condannato a morte in
contumacia.

9. L’ultima tappa del suo esilio è Ravenna,
alla corte di Guido Novello da Polenta,
dove porta a termine il poema.
Nel 1321, durante il viaggio di ritorno da
un’ambasceria a Venezia, il poeta viene
colpito dalla malaria, e ne muore poco
dopo, il 14 settembre.
Fu solennemente sepolto presso la chiesa che prese in seguito il nome di San
Francesco, e qui tuttora si trova l’urna con
i suoi resti.

1295
Dante
inizia la
sua carriera
politica

1300

6. Nel 1300 Dante, Guelfo bianco, fu eletto

Dante eletto
priore di
Firenze

priore (massima carica pubblica della
durata di due mesi): era il momento di
massima tensione e violenza in Firenze
a causa delle lotte intestine tra famiglie
e partiti. Egli cercò di riportare l’ordine
condannando al confino tanto i capi dei
Bianchi che quelli dei Neri, senza esitare
a coinvolgere nel provvedimento anche
Guido Cavalcanti.

1302
Inizia l’esilio
perpetuo di
Dante

1302-1318

8. Dopo vani tentativi di rientrare in Firenze,

Dante di
corte in
corte

Dante sceglie in modo definitivo l’esilio,
che lo porta da una città all’altra al servizio o sotto la protezione di vari signori:
a più riprese fu a Verona presso Bartolomeo e Cangrande della Scala (e qui
probabilmente scrisse gran parte della
Commedia), e poi a Forlì, a Treviso, in
Lunigiana alla corte dei Malaspina.
Soltanto nel 1310, quando scende in Italia
l’imperatore Arrigo VII, si illude che sia
giunto il momento di un rinnovamento
universale nel nome della giustizia. Ma
Arrigo muore tre anni dopo senza aver
ottenuto risultati e Dante rinuncia per
sempre alla patria.

1318-1321
Gli ultimi
anni a
Ravenna

Dante Alighieri: la vita e le opere

3

Le opere
Il iore
Poemetto composto da 232 sonetti, è stato attribuito
a Dante soltanto nel Novecento. Scritto tra il 1283 e
il 1287, è la traduzione di alcune parti del Roman de
la Rose, molto popolare in Francia a partire dal 1280.
Vi si narrano in chiave allegorica le traversie del
giovane Durante (chiamato Amante), intenzionato a
cogliere un fiore dal giardino di Piacere. Due opposti
schieramenti osteggiano o aiutano il suo intento, fino
a che l’intervento di Venere non decide la tenzone a
favore dell’innamorato.

Detto d’Amore
Poemetto (di 480 settenari) attribuito al giovanissimo
Dante, anch’esso ispirato a passi del Roman de la
Rose, e composto probabilmente nei primi anni ’80
del Duecento.
Vi si racconta l’amore del poeta per una donna
(nonostante le ammonizioni di Ragione), e vi sono
elencate le doti di un amante perfetto: non essere
orgoglioso, mostrare cortesia e franchezza, avere
abilità nell’equitazione, possedere un’abitazione,
esibire una bella voce nel canto, saper utilizzare la
lancia in un torneo, vestire abiti e calzare scarpe puliti
e rinnovati spesso, evitare le maldicenze, mostrarsi
generoso con i propri averi ma parco nel manifestare
i sentimenti, poter contare su un amico fidato.

Vita nuova
Quest’opera è la massima espressione del primo
periodo della poesia dantesca: quello dedicato all’ideale stilnovista che ha per centro il canto amoroso.
È stata composta con ogni probabilità tra il 1292 e il
1293, poco tempo dopo la morte di Beatrice, utilizzando poesie scritte a partire dal 1283. Quarantadue
capitoli in prosa racchiudono una raccolta di rime
(complessivamente 31, di cui 25 sonetti, 5 canzoni
e 1 ballata). Le parti in prosa sono di commento alle
poesie e danno soprattutto un impianto narrativo al
libro, che diventa così una sorta di autobiografia ideale con al suo centro l’amore per Beatrice.
L’opera è strutturata in tre parti:
Dante incontra Beatrice all’età di nove anni e la rivede dopo un periodo equivalente: se ne innamora ma, per non compromettere la donna, finge di

4

La Divina Commedia

corteggiare altre due dame (le cosiddette “donne
dello schermo”). Beatrice reagisce, togliendogli il
saluto.
Dante dichiara di volere dedicarsi interamente alla
lode della sua donna: accanto all’amore impossibile e doloroso, prende importanza il tema della
funzione salvifica della donna “angelicata”.
La terza parte si apre con la morte di Beatrice.
Ora, il poeta è costretto a sostituire all’amore per
la donna la contemplazione della sua anima, diventata sorgente di innalzamento spirituale: un’esperienza umana e profana come l’amore diventa
strumento per la ricerca dell’assoluto e del divino.
Infine, la visione di Beatrice luminosa tra i Beati
convince Dante ad astenersi dallo scrivere altro
sulla sua donna, fino a quando egli non sarà in
grado di scriverne in modo più degno: dichiarazione che annuncia il progetto della Commedia.

Rime
Sono le poesie giovanili di Dante non comprese nella
Vita nuova, alle quali il poeta non diede mai una sistemazione unitaria. Tali rime sono state organizzate in
una raccolta coerente dai critici nei secoli successivi.
L’opera è interessante anche per le sperimentazioni
stilistiche che Dante vi realizza: dai versi “comici” della tenzone poetica con l’amico Forese Donati e delle
cosiddette rime “petrose” ai versi alti delle canzoni
allegoriche e dottrinali, la raccolta avvia alla varietà
di stili della Commedia.

Convivio
Opera incompiuta, composta tra il 1304 e il 1307, il
Convivio doveva comprendere una serie di 15 trattati,
che offrissero al lettore un “banchetto di conoscenza” (convivium, in latino, significa appunto “banchetto”). L’intenzione era quella di offrire una sorta di “enciclopedia” della conoscenza umana rivolta a tutti,
e per questo il poeta adottò la lingua volgare. Ogni
trattato doveva aprirsi con una canzone dottrinale,
e poi svilupparsi come commento ai versi. In realtà,
Dante compose soltanto il trattato introduttivo e altri
tre, a commento delle canzoni Voi che ’ntendendo il
terzo ciel movete, Amor che ne la mente mi ragiona,
Le dolci rime d’amar ch’i’ solia.

Tra gli aspetti di maggior interesse dell’opera, la convinzione che il sapere debba espandersi oltre la solita cerchia
dei dotti, la dignità letteraria della lingua volgare, l’idea
che la nobiltà non derivi né dalla tradizione familiare né,
tanto meno, dal denaro, ma dalla capacità dell’individuo
di tendere alla perfezione, l’espressione delle convinzioni
politiche sulla monarchia universale e sull’ideale di pace.

De vulgari eloquentia
Dedicato interamente alla questione della lingua, il De
vulgari eloquentia (1303-1305) è anch’esso incompiuto
(viene interrotto al XIV capitolo del secondo dei quattro
libri previsti).
Scritto in latino, dibatte il tema dell’identificazione di una
lingua, il “volgare illustre”, che possa essere estesa all’intera Italia e che abbia la dignità per esprimere i concetti e
le tematiche più alte.
Dante vi stila una sintesi della storia universale della lingua
a partire dalla creazione dell’uomo fino alla contemporaneità, per poi concentrarsi analiticamente sulla situazione
italiana allo scopo di definirne l’ideale lingua comune.
Passa poi a trattare questioni stilistiche e linguistiche
rispetto alla composizione poetica: i tre stili letterari, la
tipologia di rime e versi, le varietà metriche.

De monarchia
Trattato in tre libri in cui Dante espone la sua ideologia
politica. Scritto in latino tra il 1312
e il 1313, fu probabilmente ispirato
dalla discesa in Italia dell’imperatore
Arrigo VII.
Partendo dal principio che sommo
bene dell’umanità è la pace, Dante
afferma la necessità di una monarchia universale cristiana, a cui devono presiedere concordemente e
con pari dignità i due sommi poteri
terreni: l’Impero e il Papato. All’Imperatore è affidato il potere temporale, cioè il governo delle condizioni
materiali e terrene degli uomini; al
Papa è affidato il potere spirituale,
cioè le condizioni morali delle anime.
A causa dei limiti posti al potere

della Chiesa, il De monarchia fu condannato al rogo da
papa Giovanni XXII nel 1329 e iscritto nell’Indice dei libri
proibiti dalla Chiesa nel 1559, per poi esserne escluso già
nel 1564. Infine, nel 1921, papa Benedetto XV ne riabilitò,
anche se indirettamente, il contenuto.

Epistole
Le lettere di Dante giunte fino a noi sono solo tredici, di
cui dieci conservano effettivo interesse.
Tre sono scritte in occasione della discesa di Arrigo VII a
entusiasta sostegno dell’impresa, in aspra polemica contro gli oppositori e nella speranza di un pacifico rientro in
patria dall’esilio. Più famosa è l’epistola inviata a un “amico fiorentino”, in cui Dante esprime l’orgoglioso rifiuto di
rientrare in patria a condizioni umilianti.
Di interesse particolare è l’ultima lettera, indirizzata a Cangrande della Scala come presentazione ad alcuni canti del
Paradiso. In essa, oltre a spiegare il fine che si è posto nel
comporre l’opera, Dante indica anche per la prima volta il
titolo del suo capolavoro: Commedia.

Egloghe
Tra il 1319 e il 1320, rispondendo agli inviti del poeta bolognese Giovanni del Virgilio, che aveva pubblicamente
espresso la sua ammirazione per le prime due cantiche
della Commedia, Dante compose due egloghe in latino.
Gli argomenti sono la corona di poeta
che la città di Bologna sarebbe disposta
a conferire a Dante ma che egli vorrebbe ricevere a Firenze, e l’affetto che porta a Ravenna, dove è trattato con ogni
rispetto, tanto che egli ha deciso di non
abbandonare più quella città.

Quaestio de aqua et terra
Nel 1320, Dante pronunciò a Verona
una dissertazione scientifica su un tema
che appassionava gli studiosi dell’epoca: il livello delle acque era forse in qualche punto del pianeta più in alto rispetto
a quello della terra? Dante esamina a
una a una le cinque affermazioni di chi
propende per il sì, per dimostrarne l’evidente errore.

Dante Alighieri: la vita e le opere

5

La Commedia

Il titolo: Commedia
«Il titolo del libro è “Incomincia la Commedia di Dante Alighieri fiorentino
di nascita, non di costumi”»: così scrive Dante in una famosa lettera al
signore di Verona e suo protettore Cangrande della Scala (Epistola XIII,
28-31).
Aveva già definito “commedia” la sua opera nel corso del poema, a partire
dai versi 127-128 del canto XVI dell’Inferno («... e per le note / di questa
comedìa, lettor ti giuro»).
Il titolo Commedia fa riferimento alle caratteristiche della narrazione secondo le regole retoriche tradizionali: la commedia è il genere il cui la
storia comincia con una situazione difficile (la discesa all’Inferno) ma si
sviluppa e finisce positivamente (l’ascesa al Paradiso). È dunque il caso
opposto della tragedia.
L’aggettivo «divina», con la quale oggi è conosciuta l’opera, è un’aggiunta
posteriore risalente all’edizione stampata a Venezia nel 1555. L’aggettivo
ha due valenze: indica che gli argomenti trattati riguardano il mondo
ultraterreno, ed esprime un giudizio sul suo sublime valore artistico.

La composizione: 1304-1321
Le date di composizione della Commedia non sono precise, ma si sa che
compresero un lungo periodo, all’incirca quindici anni. Iniziata probabilmente nel 1304, fu portata a termine negli ultimi mesi di vita, nel 1321.
Le prime due cantiche (l’Inferno e il Purgatorio), riviste e pubblicate da
Dante, circolavano già negli anni 1314-1315.

La trama
Il poeta Dante Alighieri, giunto a metà della sua vita, si ritrova smarrito
in una selva oscura, cioè la selva del peccato. Qui incontra lo spirito del
poeta latino Virgilio, cui chiede aiuto. Virgilio gli svela che, per salvarsi,
dovrà attraversare i tre regni dell’oltremondo: l’Inferno, il Purgatorio e il
Paradiso. Lui gli farà da guida nei primi due, poi salirà in Paradiso con
l’aiuto dell’amata Beatrice.
Dante compirà l’avventuroso viaggio dal 7 al 13 aprile dell’Anno Santo
1300 (dal giovedì di Pasqua al mercoledì successivo), vedrà le condizioni
di pena, espiazione e felicità eterna cui sono destinate le anime di tutti gli
umani, incontrerà le anime di numerosi personaggi e verrà a conoscenza
di molte verità sublimi, fino a raggiungere nel più alto dei cieli la grazia
della visione di Dio.

6

La Divina Commedia

La struttura del poema
La Commedia è strutturata in tre cantiche, che prendono il nome e corrispondono ai tre regni ultraterreni: l’Inferno, il Purgatorio e il Paradiso. Ogni
cantica è poi organizzata al suo interno in 33 canti, tranne l’Inferno che ne
ha 34 perché comprende anche il primo canto di introduzione generale. Si
raggiunge così il numero complessivo di 100 canti. Si rispecchia in questa
partizione l’attenzione di Dante e di tutta la cultura medievale alla simbologia
dei numeri: è infatti evidente la costanza formale del 3 (e quindi del 9) e del 10.
Analogo rapporto si può rintracciare nelle partizioni interne: 9 sono i cerchi infernali, ma a questo va aggiunto l’Antinferno (dove sono puniti gli
ignavi), che porta quindi il numero a 10. Nel Purgatorio alle 7 cornici (il 7 è
altro numero simbolico) si devono aggiungere l’Antipurgatorio (dove sono
puniti gli spiriti negligenti) e la spiaggia, a formare ancora nove zone nella
montagna, con sulla vetta il Paradiso terrestre, per un totale quindi di 10.
Nel Paradiso alle 9 sfere celesti fa corona l’Empireo a raggiungere anche
qui il numero 10.

L’ispirazione morale
La Commedia è innanzitutto un’opera “morale”. Nei tre regni dell’oltretomba
si compie infatti il destino eterno di salvezza o di dannazione di ogni persona
rispetto alla vita condotta sulla terra: il bene e il male, la virtù o il peccato
diventano il criterio unico e ultimo per determinare il destino eterno delle
anime in quella che è la vera vita, quella dopo la morte.
Tale ispirazione morale dell’opera rispecchia i principi essenziali della concezione di Dante sul senso della vita: le verità della Fede e il primato della
giustizia.

I «quattro sensi» della scrittura
La comprensione completa e profonda del racconto della Commedia deve
tener conto di un dato essenziale della cultura medievale: ogni aspetto della
realtà materiale ha valore in se stesso ma nello stesso tempo è “simbolo”
delle verità soprannaturali, “segno” della presenza di Dio.
Rispetto ai testi scritti, erano stati “codificati” quattro livelli di interpretazione:
senso letterale;
senso allegorico;
senso morale;
senso anagogico.
Un teologo francese coetaneo di Dante, Nicolas de Lyre, così riassume le
finalità di ognuno di essi:

«La lettera insegna quanto è avvenuto, l’allegoria quello che devi credere,
la morale quello che devi fare, l’anagogia il ine a cui devi tendere».
Quindi, anche il racconto di Dante dovrà essere letto a diversi livelli di interpretazione. Lui stesso lo dichiara e lo illustra nel Convivio (II, 1) e nell’Epistola XIII.
La Commedia

7

DIO
DIO

CORI ANGELICI

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CANDIDA ROSA

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OBILE O CRISTALL
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STELLE FISSE
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SOLE
VENERE
MERCURIO
LUNA
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TERRESTRE
SCHEMA
IN ARRIVO

EMISFERO

DELL’ACQUA

FE

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EMISFERO

ARIA

DELLA
TERRA

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CHERUBINI
TRONI
DOMINAZIONI
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POTESTÀ
PRINCIPATI
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La Divina Commedia

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La struttura isica e metaisica dei mondi ultraterreni
Nella rappresentazione fantastica dell’oltremondo Dante elabora le convinzioni religiose e intellettuali del suo tempo: la tradizione giudaico-cristiana,
la cosmologia tolemaica, dell’Etica di Aristotele interpretata e sviluppata da
san Tommaso, i teologi e i mistici cristiani, gli scienziati orientali. E parte
dall’idea centrale della cultura medievale: la continuità diretta tra il mondo
terreno e la vita ultraterrena fondata sulla fede cristiana, quindi tra mondo
fisico e mondo metafisico.
Può dunque immaginare e costruire i regni dei morti su basi concrete e
“scientifiche”:
la terra è al centro dell’universo;
nelle viscere della terra, il luogo più lontano da Dio, si apre la voragine
dell’Inferno;
agli antipodi del mondo abitato dagli uomini, in mezzo all’oceano, sorge
la montagna del Purgatorio;
intorno alla terra girano i nove cieli concentrici dell’astronomia tolemaica,
dove Dante colloca provvisoriamente le anime dei beati;
esternamente a essi si estende infinito il decimo cielo, l’Empireo, vero ed
eterno Paradiso dove ha sua propria sede Dio con gli angeli e con tutti
gli spiriti beati.
La costruzione puramente fisica della terra e dei mondi ultraterreni non obbedisce però a una fredda geometria di strutture. Anzi, a determinare questa
costruzione è un avvenimento fuori dal tempo, alle origini della creazione,
che la anima di un soffio epico e drammatico: la biblica ribellione contro Dio
di Lucifero e degli angeli suoi seguaci. In principio, dunque, c’è il
dramma eterno della lotta fra il bene e il male colto nei suoi momenti
iniziali e nello stesso tempo già concluso, fissato nell’eternità del
trascendente con la vittoria definitiva del Bene, di Dio, come Dante
può constatare nel suo viaggio attraverso le regioni dell’eterna condanna, della temporanea purgazione, dell’eterna felicità.
Quando infatti Lucifero fu scacciato dal Paradiso e precipitato nella
voragine infernale creata proprio a questo scopo, venne confitto nel
centro fisico della terra, nell’emisfero australe. Come conseguenza
di questa caduta, le terre dell’emisfero australe si ritrassero e formarono le terre dell’emisfero boreale, tra le colonne d’Ercole e il
Gange, che furono la dimora dell’uomo e che hanno al loro centro
la città di Gerusalemme.
Una massa dello stesso emisfero australe, per evitare il contatto
con Lucifero, risalì in mezzo all’oceano, andando a formare una
montagna, esattamente agli antipodi di Gerusalemme, sulla cui
cima è il Paradiso terrestre, prima dimora dell’uomo e che, dopo il
peccato originale di Adamo ed Eva, divenne il luogo della purgazione, il Purgatorio.
La terra, quindi, risulta al centro dell’universo e attorno a essa ruotano le nove sfere celesti e sopra di esse l’Empireo.

Giovanni Stradano, Lucifero,
1587 (Firenze, Museo degli Uffizi,
Gabinetto Disegni e stampe).

La Commedia

9

Gli illustratori
Per illustrare questa edizione della Divina Commedia, ci siamo rivolti principalmente a disegnatori, miniaturisti e pittori coevi o comunque vicini nel tempo alla scrittura dell’opera: anche in questo modo abbiamo inteso contestualizzare storicamente e filologicamente il testo, come nell’uso dei primi, contemporanei commentatori del poema. Siamo infatti convinti
che attraverso l’interpretazione di coloro che condivisero la visione culturale di Dante sia possibile accostarsi con maggior fedeltà e consapevolezza alla sua poesia, per poi misurarla con i valori della sua classicità e della sua universalità nel tempo e nello spazio. Si tratta spesso di artisti rimasti anonimi, miniatori di preziosi manoscritti presenti in tutte le
biblioteche d’Europa. Di coloro che hanno invece lasciato traccia esplicita della loro personalità, riportiamo qui di seguito alcune notizie biografiche.
Non mancano comunque frequenti «citazioni» da autori e illustratori classici, primi fra tutti Michelangelo Buonarroti con
il suo Giudizio universale, William Blake con il suo straniante tratto onirico, e Gustave Doré, il più celebre ed efficace tra
i moderni, che in questa edizione ci accompagna soprattutto nel viaggio in Purgatorio.

William Blake (Londra, 1757 - Londra, 1827). Scrittore, pittore e incisore inglese, è tra i massimi interpreti della poesia «visionaria» nel
periodo tra Illuminismo e Romanticismo. Il suo lavoro di illustrazione della Commedia, che occupa gli ultimi anni della sua vita (18241827), è costituito da un centinaio di disegni, schizzi e acquerelli e
rappresenta il più alto contributo iconografico dell’età moderna all’opera di Dante. Il disegno di Blake, caratterizzato dalla sinuosità delle
figure, è spesso un’interpretazione, un commento anche polemico
nei confronti del testo poetico e del pensiero dantesco.

Michelangelo Buonarroti (Caprese Michelangelo, 1475 - Roma,
1564). Tra i principali esponenti del Rinascimento italiano, fu tradizionalmente accostato per affinità spirituali e poetiche a Dante, a
partire anche dal suo costante interesse per la Commedia. A parte la «leggenda» su di un’illustrazione del poema andata poi perduta, l’incontro artistico di Michelangelo con Dante avviene principalmente con il celebre affresco del Giudizio universale della Cappella
Sistina, dove alcune scene si ispirano ai versi danteschi, con forte
originalità e autonomia. Celebre la sua interpretazione di Caronte.

Sandro Botticelli (Firenze, 1444 - Firenze, 1510). Sommo artista
italiano, autore di famosi dipinti quali La nascita di Venere e La Primavera. Su incarico di Lorenzo di Pierfrancesco de’ Medici illustrò
la Commedia con un centinaio di disegni, negli anni compresi fra il
1481 e il 1497, con evidente intenzione interpretativa. Si tratta, insieme all’opera di Luca Signorelli, del principale monumento iconografico della cultura umanistica al poema dell’Alighieri.

Gustave Doré (Strasburgo, 1832 - Parigi, 1883). Pittore e incisore francese, è l’autore della più celebre e ampia operazione illustrativa della Commedia, nel gusto tardoromantico del secondo Ottocento (l’edizione dell’Inferno da lui illustrata è del 1861), visionario
e drammatico. La suggestione della sua interpretazione grafica degli episodi danteschi ne ha determinato la grande fortuna e divulgazione «popolare».

10

La Divina Commedia

di questa edizione

Giovanni di Paolo (Siena, 1403 ca. - Siena, 1482), tra i principali
pittori italiani del XV secolo, operò principalmente a Siena. È l’autore delle preziose miniature del Paradiso dantesco del Manoscritto
Yates Thompson, che gli furono probabilmente commissionate nel
1444. L’influenza del testo dantesco si estenderà ad altre sue produzioni, prima fra tutte la predella del Giudizio universale, oggi conservata nella Pinacoteca nazionale di Siena.
Le illustrazioni presenti in questa edizione provengono appunto dal
Manoscritto Yates Thompson di Londra (British Library, Ms. Yates
Thompson 36).

Guglielmo Girardi (o Giraldi) (? - 1495 ca.), visse e operò soprattutto
a Ferrara. Di condizione ecclesiastica, fu uno dei più prestigiosi e ricercati miniatori del Rinascimento. Tra le sue opere, anche le illustrazioni
della Bibbia e di opere di Virgilio. Da Federico di Montefeltro, signore
di Urbino, fu incaricato di «illuminare» il prezioso manoscritto di sua
proprietà, a partire dall’ottobre del 1478.
Da quel manoscritto, oggi conservato a Roma presso la Biblioteca
Apostolica Vaticana (cod. Urbinate lat. 365) sono tratte le riproduzioni presenti in questa edizione.

Luca Signorelli (Cortona, 1445 - Cortona, 1523) fu grande maestro
della scuola pittorica rinascimentale umbra. A lui si deve uno dei
principali monumenti iconografici della cultura umanistica alla Divina Commedia: i grandi affreschi che riproducono scene dell’Inferno, del Purgatorio e del Paradiso, realizzati tra il 1499 e il 1504 per
la Cappella di San Brizio del Duomo di Orvieto.

Lorenzo di Pietro, detto il Vecchietta (Siena, 1410 - Siena, 1480) fu
pittore e scultore, ed esercitò la sua arte soprattutto nella città natale. Le sue opere principali sono concentrate tra gli affreschi dell’Ospedale di Santa Maria della Scala.
«Le sue scene dell’Inferno si svolgono su un piano disseminato di
massi, da cui l’occhio viene distolto verso le dirupate montagne talvolta rappresentate in lontananza, talaltra incombenti sullo spazio
in primo piano. Le montagne sono invariabilmente illuminate da sinistra e sono costruite in modo da determinare un movimento ininterrotto da sinistra verso destra» (John Pope-Hennessy, Paradiso,
Milano, Rizzoli, 1993).
Le illustrazioni presenti in questa edizione risalgono agli anni
1442-1450 e sono tratte dal manoscritto Yates Thompson, conservato a Londra (Londra, British Library, Ms. Yates Thompson 36).

Gli illustratori di questa edizione

11

Inferno Introduzione
PORTA DELL’INFERNO

COLLE DELLA GRAZIA

GERUSALEMME

ACHERONTE

SELVA OSCURA

ANTINFERNO
IGNAVI

CERCHIO I

NON BATTEZZATI

CERCHIO II
LUSSURIOSI
INCONTINENTI

CERCHIO III
GOLOSI

CERCHIO IV

AVARI E PRODIGHI

CERCHIO V

IRACONDI E ACCIDIOSI

DITE

CERCHIO VI

ERETICI ED EPICUREI

I GIRONE

CERCHIO VII
VIOLENTI

FLEGETONTE

VIOLENTI CONTRO IL PROSSIMO

II GIRONE

VIOLENTI CONTRO SE STESSI

III GIRONE

VIOLENTI CONTRO DIO, NATURA, ARTE

I BOLGIA
II BOLGIA
III BOLGIA
IV BOLGIA

CERCHIO VIII
(MALEBOLGE)
FRAUDOLENTI
(Frode contro chi
non si fida)

V BOLGIA
VI BOLGIA
VII BOLGIA
VIII BOLGIA
IX BOLGIA
X BOLGIA

RUFFIANI E SEDUTTORI
ADULATORI
SIMONIACI
INDOVINI
BARATTIERI
IPOCRITI
LADRI
CONSIGLIERI FRAUDOLENTI
SEMINATORI DI DISCORDIE E SCISMI
FALSARI

POZZO DEI GIGANTI

CERCHIO IX
TRADITORI
(Frode contro
chi si fida)

I ZONA - CAINA

TRADITORI DEI PARENTI

II ZONA - ANTENORA

TRADITORI DELLA PATRIA

III ZONA - TOLOMEA

TRADITORI DEGLI OSPITI

IV ZONA - GIUDECCA

TRADITORI DEI BENEFATTORI

LUCIFERO
NATURAL BURELLA

12

Inferno

Per me si va ne la città dolente,
per me si va ne l’etterno dolore,
per me si va tra la perduta gente […]
Lasciate ogne speranza, voi ch’intrate!
(Inferno iii, 1-3; 9)

La struttura dell’Inferno
La cosmologia dantesca è basata sulla concezione
geocentrica dell’astronomo Tolomeo, secondo cui la
terra è al centro dell’universo ed è suddivisa, in base
alle conoscenze dell’epoca, in due emisferi:
emisfero nord o boreale, dove sono concentrate
le terre emerse e dove vivono gli uomini, limitato a
ovest dalle colonne di Ercole (stretto di Gibilterra) e
a est dal fiume Gange;
emisfero sud o australe, interamente ricoperto
dalle acque e sconosciuto all’uomo.
L’Inferno viene concepito da Dante come una gigantesca voragine a forma di cono rovesciato che si
apre nell’emisfero boreale sotto Gerusalemme e giunge fino al centro della terra.
La sua origine risale ai primi tempi della creazione.
Quando in cielo Lucifero, il più bello degli angeli, si ribellò all’autorità divina, Dio lo punì con i suoi seguaci
precipitandoli sulla terra che, inorridita per l’empietà,
si ritirò dando origine al baratro infernale. La rovinosa
caduta di Lucifero si arrestò al centro della terra, dunque nel punto più lontano da Dio: lì rimase conficcato
per l’eternità e lì lo vedrà anche Dante.
Intanto, la massa di terra che si era ritratta alla caduta di Lucifero si era spostata nell’emisfero australe, al
centro dell’oceano e agli antipodi di Gerusalemme,
creando la montagna del Purgatorio sulla cui sommità si trova il Paradiso terrestre.
Il baratro infernale è preceduto da un ampio vestibolo
(l’Antinferno) dove sono puniti gli angeli che, nello
scontro con Dio, rimasero neutrali; con essi, gli uomini ignavi che, per il rifiuto di schierarsi durante la vita
per il bene o per il male, sono adesso rifiutati dall’Inferno stesso.
Varcato il fiume Acheronte si entra nel primo cerchio,
il Limbo, dove si trovano le anime dei bambini morti
senza ricevere il battesimo, e di quanti non conobbero il vero Dio, ma seguirono le buone inclinazioni
della natura umana: privi di tormenti fisici, essi sono
tormentati in eterno dal desiderio di Dio.

Da qui in giù, comincia l’Inferno vero e proprio, caratterizzato dalle più tremende e varie pene fisiche.
L’Inferno è diviso in nove cerchi concentrici e digradanti fino al centro della terra, dove è conficcato
Lucifero, il principe delle tenebre. Per la disposizione
dei dannati, Dante segue l’Etica Nicomachea di Aristotele, il De officiis di Cicerone e il pensiero teologico
di s. Tommaso, con una straordinaria capacità di elaborazione personale e originale di fonti diverse.
Le colpe (cfr. canto XI) sono classificate secondo le
due malvagie tendenze del cuore umano:
l’incontinenza;
la malizia, distinta in violenza e fraudolenza.
Gli incontinenti sono puniti in cinque cerchi infernali (dal secondo al sesto); essi diressero l’amore verso
fini, persone e cose di per sé buoni, ma in maniera
sconsiderata.
Il settimo cerchio è riservato ai violenti, suddivisi in
tre gironi.
Ma il più grave dei vizi è la fraudolenza, perché è
esercitata dall’uomo col supporto della ragione; per
questo è relegata nel fondo dell’Inferno, in due diversi cerchi. L’ottavo cerchio ospita i fraudolenti in chi
non si fida, ed è ulteriormente diviso in dieci bolge,
le Malebolge: dieci fosse concentriche scavate nella
roccia, collegate da ponticelli di pietra. I fraudolenti
in chi nutriva fiducia in loro (e quindi traditori) sono
invece confinati nel cerchio più basso, il nono: una
ghiacciaia alimentata dalle acque del fiume Cocito e
raggelata dal vento delle sei ali di Lucifero, dove sono
imprigionati i traditori dei congiunti (la Caina), della
patria (l’Antenora), degli ospiti (la Tolomea) e dei benefattori (la Giudecca). Bruto, Cassio e Giuda, i tre
traditori più noti della storia civile e sacra, sono orribilmente maciullati dalle tre bocche di Lucifero stesso,
per l’eternità.
Per stabilire la pena dei dannati Dante si rifà alla tradizione giuridica medievale. Il criterio della punizione è
dunque il contrappasso: i peccatori sono puniti con
una pena che, per analogia o per opposizione, si ricollega alla colpa commessa.
Introduzione

13

La composizione
Non vi sono dati certi sul periodo della composizione dell’Inferno. L’ipotesi più convincente ne colloca
la stesura tra il 1304 e il 1309, quando Dante è già
colpito dalla definitiva condanna all’esilio e ha abbandonato l’intervento attivo nella vita politica.
Dante non divulgherà subito il frutto di questo lungo
lavoro ma, dopo anni di revisione, lo metterà in circolazione forse a partire dal 1314. Il primo documento
che certifichi la diffusione dell’Inferno è infatti un appunto dello scrittore Francesco da Barberino, databile
con sufficiente sicurezza tra la fine del 1313 e il 1314,
che parla di un’opera di Dante, detta Comoedia, che
tratta de infernalibus.

Il tempo del viaggio nell’oltretomba
Lo straordinario pellegrinaggio di Dante nell’oltretomba ha inizio la notte del 7 aprile, giovedì della
settimana santa, nell’anno giubilare 1300, e termina
il sabato santo, alla sera, quando il cielo è già tutto
stellato. In base ai riferimenti astronomici contenuti
nella Commedia, il viaggio di Dante è stato collocato tra il 25 e il 31 marzo 1301; in base ai riferimenti
«storici» interni alla Commedia si è proposto invece
il 1300. La questione è ancora oggetto di studio e di
discussione.

Temi e argomenti
La Commedia di Dante è un’opera esemplare per la
sua unità; i temi sono ricorrenti nelle tre cantiche ed
esiste una fitta rete di rimandi sapientemente strutturati.
1) Il peccato. Ogni cantica costituisce una tappa del
viaggio dantesco verso la liberazione dai vincoli
del male; l’Inferno è il momento iniziale di questo
itinerarium mentis in Deum (viaggio della mente
verso Dio) e il tema centrale è l’attraversamento
doloroso del peccato, la discesa nel mondo di
quanti hanno rinnegato la luce divina. La conoscenza diretta del peccato, nelle diverse e dolorose sfaccettature, è preliminare per liberarsi dal suo
fascino sottile e dalla sua seduzione.
Obiettivo fondamentale della prima cantica è la
rappresentazione del male e delle sue nefaste
conseguenze per i cristiani, per la collettività e per
la stessa Chiesa. Per svelare la natura del peccato
il poeta ricorre spesso a simboli e immagini ricorrenti: tali sono le insistenze sulla totale mancan-

14

Inferno

za della luce – che avrà invece simmetrico trionfo
nel Paradiso –, sulla nudità delle anime prive di
ogni residuo di dignità, sulla presenza di fantasiosi
carnefici demoniaci. I peccatori sono eloquenti incarnazioni, veri e propri exempla, scelti con accuratezza nel passato, ma soprattutto nel presente.
Più che una fredda casistica e una catalogazione
di peccati e colpe, l’Inferno dantesco è una palpitante galleria di personaggi,
2) L’uomo protagonista. La prima cantica non si
esaurisce in questa esposizione moralistica del
peccato e del travaglio del cristiano; Dante è nel
mondo dei morti, ma con il corpo, ricco della sua
umanità e delle ansie di vivente. Affiorano così di
continuo problematiche terrene, e l’Inferno diventa
un affresco del mondo e dell’umanità, con tonalità
buie e apocalittiche: ma il pessimismo dantesco
è sempre sorretto dalla certezza che il male sarà
sconfitto.
3) La politica. Le cause che minacciano l’umanità
sono, secondo Dante, di ordine morale, ma anche di ordine politico. Nell’Inferno Dante si rifà alle
convinzioni espresse nel Monarchia e nel Convivio: ribadisce il ruolo determinante dell’impero
universale per garantire la giustizia e la pace, e
l’importanza di Roma, prediletta da Dio perché
sede del papato. La lupa (l’insaziabile avidità) sta
mandando in rovina la società; essa si annida nel
cuore di ognuno, persino nel santuario del mondo
cristiano, la curia romana, in cui si trama, per sete
di potere, per usurpare i compiti e gli uffici dell’impero, assecondati da una politica imperiale che
non si interessa dell’Italia e di Roma. Da questa
latitanza nascono le fazioni che stanno dilaniando
le città e i comuni italiani.
4) Virgilio. Virgilio, il poeta latino che le «tre donne
benedette», Beatrice, Maria e Lucia, hanno voluto accanto a Dante durante questa grande prova,
appare nel primo canto nel momento dello sconforto e dello scoraggiamento, e lo accompagnerà
nella discesa all’Inferno e nella salita al monte del
Purgatorio, quando sarà sostituito da Beatrice,
non essendo egli degno di accedere al Paradiso.
Virgilio è lo strumento della Provvidenza, ma, nello
stesso tempo, è il modello ideale di poeta, l’esempio supremo della poesia epica, del «bello stilo».

La scelta di Virgilio come guida, oltre che alla venerazione artistica di Dante, è da riferire anche alla
grande fama del poeta nel Medioevo, come profeta della venuta di Cristo: nella quarta Egloga delle
Bucoliche, infatti, Virgilio preconizza l’avvento di
una nuova età dell’oro, e in questa profezia i contemporanei di Dante leggevano l’allegoria della
nascita di Cristo. La figura del poeta latino si arricchisce di una valenza simbolica determinante per
l’assunto didascalico della Commedia: rappresenta la sudditanza della ragione umana nei confronti
della Teologia; egli ha la funzione propedeutica
di preparare all’avvento e al trionfo di Beatrice,
simbolo della Verità rivelata che la ragione umana
ricerca, ma che è raggiungibile solo con il dono
divino della Fede. E Virgilio confesserà più volte
la propria colpa di non avere riconosciuto i limiti
della ragione umana, che lo relega per sempre nel
Limbo, privo della visione beatifica di Dio.

Eugène Delacroix, Dante e Virgilio all’Inferno, 1822
(Parigi, Museo del Louvre).

La scrittura
Nell’Inferno è evidente la consapevolezza della necessità di un forte impegno linguistico per descrivere le realtà escatologiche. Dante nella Commedia
supera i limiti fissati dalla tradizione, conferendo
autorità poetica a termini ed espressioni che in se-

guito verranno ricacciati nel limbo della impoeticità.
Alla complessità strutturale della Commedia corrisponde un linguaggio variegato, definito «plurilinguismo»: non solo latino e volgare, ma molteplicità di
stili, generi letterari.
Un tale concetto si applica in modo esemplare all’Inferno dove riscontriamo una straordinaria varietà di
registri linguistici, da quelli lirici a quelli «bassi», cupi,
che operano da base ossessiva per interi episodi. Dante, con la medesima libertà di movimento che gli ha
permesso di rifarsi nello stesso tempo alle fonti bibliche e a quelle mitologiche, indifferentemente alla storia
sacra e a quella profana, alla cronaca e alla leggenda,
si serve di linguaggi molto diversificati e il risultato è
una continua oscillazione tra il comico e il tragico.
La prima cantica si caratterizza comunque rispetto
alle altre per un forte colorito realistico, e soprattutto
in alcuni «blocchi» di canti e di episodi lo stile si uniforma verso il basso, si fa accentuatamente «comico».
Il lessico dell’Inferno ha un’eccezionale ampiezza di toni e guarda a diverse
tradizioni: quella colta, con rari prestiti diretti dal latino, ma con non pochi
latinismi presi dalla Bibbia, dai poeti
classici, dai filosofi scolastici; quella
trobadorica o comunque illustre; quella
marcatamente dialettale, settentrionale
e meridionale; quella fortemente realistica, bassa e perfino volgare. Tragedìa
e comedìa si avvicendano anche sul
piano linguistico, in perfetto accordo
con la natura degli argomenti trattati.
Gli scoppi di violenza verbale, come
nella zuffa plebea tra i diavoli nei canti
dei barattieri (If. XXI-XXII), farcita quasi
con compiacenza di elementi triviali e
scurrili, coesistono con soluzioni liriche e pacate, come nei celebri canti di
Francesca o di Ulisse, e con esiti di forte drammaticità, come nei canti di Pier
della Vigna o del conte Ugolino.
Attraversare l’Inferno significa inoltrarsi in un tessuto linguistico vario e complesso, discendere negli
abissi del realismo fino al grottesco e al triviale, per
risalire poi, gradatamente, e recuperare anche la dignità e il decoro linguistico. Tale discesa è una delle
più ardue scommesse e sfide che l’arte di Dante abbia saputo fare e vincere.

Introduzione

15

Schema dei contenuti
Canto

Luogo

I

Selva oscura

Dante, le tre fiere (la lonza,
il leone, la lupa), Virgilio

Selva oscura

Dante, Virgilio

II

La porta dell’Inferno
III

Antinferno (o vestibolo infernale)
Riva del fiume
Acheronte

Pena

Ignavi
Tutte le anime
dei morti destinate
all’inferno

Corrono vanamente dietro un’insegna,
punzecchiati dolorosamente da vespe e mosconi.
Il loro sangue è raccolto a terra da vermi schifosi.

Personaggi principali

Dante, Virgilio, Caronte,
“colui / che fece per viltade il gran rifiuto”
(papa Celestino V)

IV

Cerchio I - Limbo

Bambini e persone
virtuose
non battezzate

Pena di natura morale: il loro desiderio di vedere
Dio resterà insoddisfatto in eterno.

Dante, Virgilio, Omero, Orazio,
Ovidio e Lucano

V

Cerchio II

Lussuriosi

Sono travolti e trascinati da una furiosa tempesta.

Dante, Virgilio, Minosse, Paolo Malatesta
e Francesca da Rimini

VI

Cerchio III

Golosi

Distesi a terra e immersi nel fango, vengono
flagellati da una pioggia gelata e sporca. Sono
assordati dai latrati del mostruoso cane Cerbero.

Dante, Virgilio, Cerbero, Ciacco

VII

Cerchio IV

Avari e prodighi

Divisi in due schiere, spingono dei pesi con il petto.
Quando si incontrano, si ingiuriano.

Cerchio V: la palude
Stigia

Iracondi e accidiosi

Sono immersi nelle acque sporche della palude
Stigia e si percuotono crudelmente tra di loro.

Iracondi e accidiosi

Sono immersi nelle acque sporche della palude
Stigia e si percuotono crudelmente tra di loro.

VIII

Cerchio V: la palude
Stigia
Mura della città
di Dite

Dante, Virgilio, Pluto

Dante, Virgilio, Flegiàs, Filippo Argenti

IX

Mura della città
di Dite
Cerchio VI

Eretici

Sono sepolti dentro arche infuocate e scoperchiate.

X

Cerchio VI

Eretici

Sono sepolti dentro arche infuocate e scoperchiate.

Dante, Virgilio, Farinata degli Uberti,
Cavalcante de’ Cavalcanti

XI

Cerchio VI

Eretici

Sono sepolti dentro arche infuocate e scoperchiate.

Dante, Virgilio, papa Anastasio II

XII

Cerchio VII
Girone I

Violenti contro
il prossimo: tiranni,
omicidi, predoni

Sono attuffati nel sangue bollente del fiume
Flegetonte.

Dante, Virgilio, Minotauro, Centauri

XIII

Cerchio VII
Girone II

Violenti contro
se stessi: suicidi
e scialacquatori

I suicidi sono trasformati in alberi secchi,
spezzati e straziati dalle Arpie.
Gli scialacquatori sono inseguiti e sbranati
da cagne feroci.

Dante, Virgilio, Pier della Vigna

XIV

Cerchio VII
Girone III

Violenti contro Dio:
i bestemmiatori

I bestemmiatori sono distesi supini su una landa
di sabbia bollente, e su di loro scende
un’incessante pioggia di fuoco.

XV

Cerchio VII
Girone III

Violenti contro la
natura: i sodomiti

I sodomiti sono costretti a camminare
incessantemente sul sabbione incandescente
e sotto la pioggia di fuoco.

Dante, Virgilio, Brunetto Latini

XVI

Cerchio VII
Girone III

Violenti contro l’arte:
gli usurai

Gli usurai sono seduti sul sabbione incandescente
e sotto la pioggia di fuoco.

Dante, Virgilio, Iacopo Rusticucci

XVII

Cerchio VII
Girone III

Violenti contro l’arte:
gli usurai

Gli usurai sono seduti sul sabbione incandescente
e sotto la pioggia di fuoco.

Dante, Virgilio, Gerione,
Reginaldo degli Scrovegni

Cerchio VIII:
Malebolge
Bolgia I

Fraudolenti
Ruffiani e seduttori

Dante, Virgilio, Venedico Caccianemico,
Alessio Interminelli

Bolgia II

Adulatori

Ruffiani e seduttori avanzano in due schiere
distinte e in senso di marcia contrario,
fustigati con violenza dai diavoli.
Gli adulatori sono immersi nello sterco.

XVIII

16

Peccatori

Inferno

Dante, Virgilio, le tre Furie

Dante, Virgilio, Capaneo

Canto

Luogo

Peccatori

Pena

Personaggi principali

XIX

Cerchio VIII:
Malebolge
Bolgia III

Simoniaci

Sono infilati capovolti nelle strette fenditure
sul fondo e sulle pareti della bolgia. Sulle piante
dei loro piedi arde una fiamma rossastra che
li fa scalciare disperatamente per il dolore.

Dante, Virgilio, Niccolò III

XX

Cerchio VIII:
Malebolge
Bolgia IV

Maghi e indovini

Avanzano lentamente e dolorosamente con il corpo
deformato: il loro collo è torto all’indietro.

Dante, Virgilio

XXI

Cerchio VIII:
Malebolge
Bolgia V

Barattieri

Sono immersi nella pece bollente, e se tentano
di uscirne vengono uncinati e straziati
dai diavoli guardiani.

Dante, Virgilio, Diavoli Malebranche

XXII

Cerchio VIII:
Malebolge
Bolgia V

Barattieri

Sono immersi nella pece bollente, e se tentano
di uscirne vengono uncinati e straziati
dai diavoli guardiani.

Dante, Virgilio, Diavoli Malebranche,
Ciampolo

XXIII

Cerchio VIII:
Malebolge
Bolgia VI

Ipocriti

Camminano lentamente imprigionati sotto pesanti
ed enormi cappe fratesche di piombo che di fuori
rilucono d’oro.

Dante, Virgilio, Catalano de’ Malavolti,
Caifa

XXIV

Cerchio VIII:
Malebolge
Bolgia VII

Ladri

Corrono frenetici nella bolgia tentando di sfuggire
all’assalto e al morso di un brulichio di immondi
serpenti. Quando vengono morsicati, subiscono
orrende metamorfosi.

Dante, Virgilio, Vanni Fucci

XXV

Cerchio VIII:
Malebolge
Bolgia VII

Ladri

Corrono frenetici nella bolgia tentando di sfuggire
all’assalto e al morso di un brulichio di immondi
serpenti. Quando vengono morsicati, subiscono
orrende metamorfosi.

Dante, Virgilio, Vanni Fucci,
il centauro Caco

XXVI

Cerchio VIII:
Malebolge
Bolgia VIII

Consiglieri
fraudolenti

Sono imprigionati all’interno
di ardenti lingue di fuoco.

XXVII

Cerchio VIII:
Malebolge
Bolgia VIII

Consiglieri
fraudolenti

Sono imprigionati all’interno
di ardenti lingue di fuoco.

Dante, Virgilio, Guido da Montefeltro

XXVIII

Cerchio VIII:
Malebolge
Bolgia IX

Seminatori di
discordie e scismi

Avanzano nella bolgia subendo orrende
mutilazioni dalla spada di un diavolo.

Dante, Virgilio, Maometto, Pier da Medicina, Mosca de’ Lamberti, Bertran De Born

Cerchio VIII:
Malebolge
Bolgia IX

Seminatori di
discordie e scismi

XXIX

Bolgia X

Falsari

I seminatori di discordie avanzano
nella bolgia subendo orrende mutilazioni
dalla spada di un diavolo.
I falsari di metalli giacciono a terra, addossati
fra di loro, fiaccati e tormentati da repellenti
malattie e infezioni.

Dante, Virgilio, Ulisse, Diomede

Dante, Virgilio, Geri del Bello, Griffolino
d’Arezzo, Capocchio

Falsari

I falsari di persona corrono in preda a smania
furiosa, e addentano i loro compagni di sventura.
I falsari di moneta sono immobili, deformati
dalla idropisia.
I falsari di parola sono arsi dalla febbre.

Dante, Virgilio, Mastro Adamo

Pozzo dei giganti

I Giganti

Fissi ed eretti sul fondo del pozzo infernale,
sono incatenati e dannati all’immobilità assoluta
(tranne Anteo).

Dante, Virgilio, Nembrot, Fialte, Anteo

XXXII

Cerchio IX

Traditori
Traditori dei parenti
e della patria

Sono conficcati nel ghiaccio del lago di Cocito
e ne emergono solo con la testa.

Dante, Virgilio, Camicione de’ Pazzi,
Bocca degli Abati

XXXIII

Cerchio IX

Traditori della patria
e degli ospiti

I traditori della patria sono conficcati nel ghiaccio
del lago di Cocito e ne emergono solo con la testa.
I traditori degli ospiti sono conficcati nel ghiaccio
in posizione supina.

Dante, Virgilio, Conte Ugolino
della Gherardesca

Traditori dei
benefattori

Sono immersi completamente nel ghiaccio, in
diverse posizioni.
Una pena particolare è riservata ai più grandi peccatori della storia, Giuda, Bruto e Cassio, maciullati
dalle fauci di Lucifero e straziati dai suoi artigli.

Dante, Virgilio, Lucifero, Giuda, Bruto
e Cassio

XXX

Cerchio VIII:
Malebolge
Bolgia X

XXXI

XXXIV

Cerchio IX
Il fondo dell’Inferno

Introduzione

17

Canto III

Canto I

Il canto della selva oscura
TEMPO

PERSONAGGI

giovedì santo 7 aprile 1300, notte
venerdì santo 8 aprile, alba

Dante, Virgilio, le tre fiere (la lonza, il leone, la lupa)

LUOGO
LA SELVA OSCURA
Un bosco intricato e selvaggio. Ai suoi margini, separato
da un dolce pendio, si erge un monte illuminato dai raggi
del sole, il «colle della Grazia».

VIRGILIO

SELVA OSCURA

DANTE

18

COLLE DELLA GRAZIA

Sommario ↓
vv. 1-30 Dante si smarrisce nella selva del peccato
Giunto a metà della vita, Dante si trova smarrito in una selva fitta e insidiosa: è la selva del peccato, dove è caduto perché si è allontanato dalla via del bene. Narrare questa drammatica esperienza costerà
dolore e fatica, ma il poeta si accinge a farlo per mostrare il prodigio della Grazia e della Provvidenza
sempre premurosa verso di lui come verso ogni uomo. Giunto ai bordi della selva, e vedendo un colle illuminato dai raggi del sole, Dante riacquista la speranza, dopo una notte di lotta con le tenebre del
peccato, come un naufrago che intravede la proda e torna a credere nella salvezza.

vv. 31-60 L’incontro con le tre iere
Tre fiere ostacolano però la sua ascesa al colle «dilettoso»; una lonza dal mantello screziato e dal corpo flessuoso, allegoria della sensualità, minaccia Dante che non si abbatte, perché rincuorato dall’alba
e dalla primavera che gli sono di buon auspicio; il sopraggiungere di un leone ruggente per la fame, allegoria della superbia, e di una lupa di orribile magrezza, allegoria dell’avidità, convince il poeta che le
sole sue forze non sono sufficienti; non gli resta dunque che ritornare sul cammino faticosamente percorso, verso la notte del peccato.

vv. 61-90 L’incontro con Virgilio
A salvarlo dalla rovina, giunge il poeta latino Virgilio, allegoria della ragione umana; l’incontro offre l’occasione a Dante di manifestare con
entusiasmo riverente tutta la sua riconoscenza verso il maestro di retorica e poesia e di chiedere aiuto contro la lupa insidiosa.

vv. 91-136 La profezia del Veltro
Virgilio mette in guardia Dante dalla cupidigia, vizio così grave che spesse volte rende l’uomo schiavo. Unico ostacolo al
suo dilagare nel mondo sarà il Veltro, un restauratore morale
e civile che, bramoso soltanto di sapienza, amore e virtù, riuscirà a cacciarla. Inutile per Dante seguire la via che conduce direttamente al colle: molto meglio attraversare i tre
regni dell’oltretomba per liberarsi dal peccato e raggiungere la Grazia. Virgilio si offre come guida, ma gli annuncia che
sarà Beatrice a condurlo alla contemplazione della beatitudine del Paradiso. Dante, rassicurato, si accinge a ubbidire.

Dante si smarrisce
nella selva del peccato

L’incontro
con le tre iere

L’incontro
con Virgilio

La profezia
del Veltro
GIOCO
DIDATTICO
INTERATTIVO

L’uomo vittima
del peccato

La tentazione e la
seduzione del vizio

Nel mezzo del cammin
di nostra vita mi ritrovai
per una selva oscura

Ed ecco, quasi al cominciar
de l’erta...

Virgilio, simbolo
della ragione, guida di
Dante verso il Bene

La speranza in un
restauratore morale
e civile

«Or se’ tu quel Virgilio e
quella fonte che spandi di
parlar sì largo iume?»

«inin che ’l veltro verrà»

19

AUDIOLETTURA DEL CANTO

Canto I

VIDEO: I LUOGHI DELLA NARRAZIONE

1-3 Giunto a metà del percorso della mia vita terrena
(nostra: di noi uomini) mi ritrovai in un bosco scuro,
poiché (ché) la via del bene (diritta) era smarrita.
4-9 Ahi, quanto è difficile (è cosa dura) descrivere

1-12 Il primo canto dell’Inferno è concepito da Dante come un solenne prologo all’intera Commedia. L’azione si
svolge ancora sulla terra, e non nel regno dei morti: si tratta appunto della
selva oscura, collocata solitamente dai
commentatori nei pressi di Gerusalemme in base alle convenzioni cosmologiche medievali. Soltanto alla fine del
canto, sotto la guida di Virgilio, Dante intraprende il viaggio, voluto dalla
Provvidenza, nell’oltretomba cristiano.
Il prologo pone, seppure per accenni e
semplici riferimenti quasi «fiabeschi» (a
partire dallo smarrimento nel bosco, e
poi con l’ostacolo delle tre fiere), le coordinate spazio-temporali per il lettore
di questo «romanzo teologico» e presenta, nello stesso tempo, i personaggi protagonisti: in primo luogo Dante,
pellegrino che ha smarrito la via del bene e potrà riconquistarla tramite questo
itinerario provvidenziale; quindi Virgilio, guida nei primi due regni oltremondani; infine Beatrice, anima più degna
(v. 122) che subentrerà come guida di
Dante nel Paradiso; e naturalmente Dio,
appellato ai vv. 127-129 come colui che
impera e regge in tutte le parti dell’universo e dell’Inferno stesso. Viene ancora anticipata, in sintesi, quella che potremmo definire la «fabula» del romanzo

20

Inferno Canto I

N
3

el mezzo del cammin di nostra vita
mi ritrovai per una selva oscura,
ché la diritta via era smarrita.
Ahi quanto a dir qual era è cosa dura

dantesco ai vv. 112-120: dopo un periodo di traviamento morale, Dante dovrà
intraprendere il doloroso e sconvolgente viaggio attraverso l’Inferno e il Purgatorio fino a giungere al Paradiso, secondo tre tappe che sono, nello stesso
tempo, anche le tre parti fondamentali
del poema. Per quanto riguarda il tempo del viaggio, siamo nell’anno 1300,
anno significativo per la cristianità poiché coincide con il giubileo indetto da
papa Bonifacio VIII, con cui si offre al
cristiano la possibilità, tramite il pellegrinaggio a Roma, di ottenere l’intercessione dei propri peccati e di iniziare una
«metanoia», una conversione di vita.
1. Nel mezzo … vita: il poema dantesco si apre con una indicazione cronologica e autobiografica: la vicenda comincia quando il personaggio Dante
ha 35 anni, e cioè nel 1300. Il poeta ritiene infatti che il punto centrale della
vita umana sia da collocare tra il trentesimo e il quarantesimo anno e più
precisamente, per i «perfettamente naturati» (Cv. IV, 23, 9), è il trentacinquesimo anno. Il convincimento di Dante si
basa sulla Bibbia stessa: nel salmo 89,
10 si legge: «La durata della nostra vita è, in sé, settant’anni». – di nostra vita: della vita di noi mortali. L’esperien-

za individuale si propone, con questo
possessivo plurale, nella sua universale validità e Dante richiama un altro
aspetto fondamentale del poema: egli
narra un’esperienza «esemplare» per
ogni cristiano, che si trova impegnato
nella faticosa marcia verso il bene ma è
spesso sviato da falsi valori e ingannevoli parvenze.
2. per una selva oscura: accanto al significato letterale si impone, fin da questo momento iniziale, il significato allegorico: la selva oscura è la vita priva
della sua dimensione spirituale e ridotta alla semplice dimensione materiale e
fisica. Anche Virgilio nell’Eneide circonda l’Averno pagano con una selva intricata; e Brunetto Latini, l’amato maestro
di Dante (cfr. c. XV) finge nel suo poema Tesoretto di essersi smarrito in una
foresta dopo aver perso la strada durante un suo viaggio di ritorno dalla Spagna. – oscura: la selva è oscura perché
priva della luce della ragione e della illuminazione della Grazia; «e dice oscura
per l’ignoranza e il peccato, che accecano e oscurano e richiedono le tenebre,
poiché chi compie il male odia la luce»
(Benvenuto).
3. ché ... smarrita: la retta via è stata abbandonata da Dante a causa del traviamento morale. Ma l’immagine è biblica.

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9

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15

18

21

esta selva selvaggia e aspra e forte
che nel pensier rinova la paura!
Tant’ è amara che poco è più morte;
ma per trattar del ben ch’i’ vi trovai,
dirò de l’altre cose ch’i’ v’ho scorte.
Io non so ben ridir com’ i’ v’intrai,
tant’era pien di sonno a quel punto
che la verace via abbandonai.
Ma poi ch’i’ fui al piè d’un colle giunto,
là dove terminava quella valle
che m’avea di paura il cor compunto,
guardai in alto e vidi le sue spalle
vestite già de’ raggi del pianeta
che mena dritto altrui per ogne calle.
Allor fu la paura un poco queta,
che nel lago del cor m’era durata
la notte ch’i’ passai con tanta pieta.

5. selva selvaggia: annominazionef.
– esta: forma arcaica del dimostrativo
«questa».
7. Tant’è ... morte: lo smarrimento, sottolineato dalla allitterazionef amara ...
morte, è di estrema gravità; il traviamento
di Dante rischia di allontanarlo per sempre dalla luce della Grazia, in una condizione definitiva di peccato e quindi di
morte spirituale. – amara: va riferito piuttosto a selva (v. 5) che non a cosa (v. 4)
o a paura (v. 6).
8. ma ... trovai: nella selva oscura, proprio nel momento di massimo disorientamento, Dante incontrerà la misericordia di Dio che è in grado di trasformare
l’esperienza negativa in preziosa esperienza costruttiva. Per presentare questo

quanto fosse selvaggia e intricata (aspra) e impenetrabile (forte) questa selva, che al solo ripensarci
(nel pensier) mi rinnova la paura! È così angoscioso
(amara) che poco più lo è la morte; ma per descrivere ed esporre (trattar) il bene che vi ho trovato,
parlerò delle altre cose che lì ho visto (scorte).
10-12 Non so riferire bene il modo in cui vi entrai,
tanto ero pieno di sonno in quel momento (punto) in cui abbandonai la via della verità (verace).
13-18 Ma quando giunsi (poi ch’i’ fui) ai piedi di
un colle, là dove finiva quella valle che mi aveva
trafitto (compunto) il cuore di paura, guardai in alto
e vidi i suoi pendii (spalle) illuminati (vestite) già dai
raggi del sole (pianeta) che guida sulla giusta via
(mena dritto) tutti (altrui) per ogni sentiero (calle).

19-21 Allora si quietò (fu queta) un poco la paura
che era perdurata (era durata) nel profondo (lago)
del mio cuore la notte che io trascorsi con tanta
angoscia (pieta).

prodigio della Grazia, si accinge a raccontare il viaggio nell’oltretomba.
11. pien di sonno: il peccato di Dante
si caratterizza dapprima come indifferenza, inerzia spirituale, quasi ottenebramento della coscienza che porta a
un distacco lento dal fervore religioso.
– a quel punto: al momento dell’inizio
del traviamento morale, dopo la morte di
Beatrice, come il poeta ha anticipato nei
capitoli conclusivi della Vita Nuova.
12. la verace via: la via che porta a Dio,
la diritta via del v. 3.
13. d’un colle: se la selva oscura è il
simbolo dello smarrimento dantesco, il
colle che, come si dice ai vv. 17-18, è illuminato dai raggi del sole, sarà il simbolo della vita virtuosa.

Dante oggi
Il Codice Palatino 313
In occasione della presentazione della riproduzione in facsimile del Manoscritto Palatino
313 conservato presso la Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze, nel febbraio 2014 è stato esposto per un brevissimo tempo questo Codice che si colloca a metà del
secolo xiv, ed è considerato la più antica Commedia miniata conosciuta; contiene grandissima parte del Commento di Jacopo, iglio di Dante, e 37 preziose miniature attribuite alla bottega di Pacino di Buonaguida.
www.imagosrl.eu/lenostreopere/divina-commedia-pal-313

14. valle: la selva in cui Dante si è smarrito.
15. compunto: da «compungere», nel
senso figurato di «trafiggere».
17. vestite ... pianeta: immagine virgiliana (Aen. VI, 640-641). Il sole è detto
pianeta perché, secondo il sistema tolemaico, ruotava attorno alla terra, posta al
centro dell’universo. Il sole è evidente allegoriaf della Grazia divina.
18. che ... calle: il sole della Grazia con
la sua luce dissipa le tenebre del peccato e indirizza ogni uomo sulla retta
via, in ogni momento del pellegrinaggio.
– altrui: con valore pronominale, e come
complemento oggetto, indica «gli altri»,
«la gente».
19. Allor ... queta: l’apparizione del
colle e quei raggi che diradano le tenebre della selva, diventano un punto di riferimento, un traguardo cui tendere, ridanno fiducia al pellegrino, acquietano
l’ansia che era cresciuta in lui.
20. nel lago del cor: nel profondo del
cuore. Il termine lago fa riferimento, secondo la fisiologia medievale, alla cavità
del cuore in cui si raccoglie il sangue,
soprattutto nei momenti di forte emozione.
21. la notte: per tutta la notte Dante
aveva vagato nella selva oscura, disorientato e smarrito. – pieta: angoscia,
dolore.

Dante si smarrisce nella selva del peccato

21

22-27 E come colui che con respiro (lena) affannoso, scampato dal mare (pelago) verso la riva, si
rivolge verso l’acqua piena di insidie (perigliosa) e
guarda, così il mio animo, che ancora stava fuggendo, si girò indietro a osservare (rimirar) quel
passaggio (la selva oscura) che non aveva mai
lasciato vivo nessuno.

24

27

28-30 Dopo ch’ebbi (ch’èi) riposato un poco il corpo
stanco (lasso), ripresi il cammino lungo quel pendio
deserto, in modo che il piede saldo (fermo) era sempre il più basso (cioè: camminando in salita).
31-36 Ed ecco, quasi all’inizio della salita (erta),
(apparve) una lonza agile (leggiera) e molto veloce (presta), che era ricoperta di pelo macchiettato
(macolato); e non si allontanava dal mio sguardo

22. E come quei: «Qui il poeta presenta la disposizione del suo animo, nata da
questa quiete, tramite un paragone bellissimo, e brevemente vuol dire che cosa gli
accadde in tale quiete, nel modo in cui il
naufrago, che con molta ansia e pericolo
finalmente giunge a riva, si volge indietro e
guarda le onde piene di pericolo» (Benvenuto). Inizia qui la prima, importante similitudinef del poema (vedi Gli strumenti
dello scrittore in questa pagina).
23. del pelago: il di sostituisce spesso
nei complementi di luogo il da. – pelago:
dal latino pelagus, «mare».

30

33

E come quei che con lena afannata,
uscito fuor del pelago a la riva,
si volge a l’acqua perigliosa e guata,
così l’animo mio, ch’ancor fuggiva,
si volse a retro a rimirar lo passo
che non lasciò già mai persona viva.
Poi ch’èi posato un poco il corpo lasso,
ripresi via per la piaggia diserta,
sì che ’l piè fermo sempre era ’l più basso.
Ed ecco, quasi al cominciar de l’erta,
una lonza leggiera e presta molto,
che di pel macolato era coverta;
e non mi si partia dinanzi al volto,

24. guata: «guatare» è intensivo del verbo «guardare».
26. lo passo: la selva è, allegoricamente, la vita dissipata nel vizio da cui il poeta ha tentato di allontanarsi.
27. che ... viva: le due spiegazioni più
corrette del verso sono quelle già segnalate dal Benvenuto: «la prima, che
tutti quanti si inoltrano nella via del vizio muoiono spiritualmente; la seconda che nessun vivente ha mai potuto
completamente evitare la via del vizio».
Nella prima spiegazione il che viene inteso come soggetto e persona viva co-

me oggetto, nella seconda il soggetto è
persona viva.
28. ch’èi: passato remoto del verbo
«avere». – lasso: dal latino lassus, «fiacco», «affaticato» sia nel fisico sia nello
spirito.
29. piaggia: il pendio che separa la selva dal colle luminoso.
31. erta: la salita che porta al colle illuminato dai raggi del sole.
32. una lonza: è la prima delle tre fiere
che tenta di impedire a Dante la risalita
del colle; allegoricamente rappresenta,
insieme al leone e alla lupa, gli ostaco-

Gli strumenti dello scrittore
LA SIMILITUDINE
DEFINIZIONE . La similitudine è la figura semantica attraverso la quale si stabilisce un rapporto di somiglianza tra
due elementi (primo termine del paragone e secondo termine del paragone), uniti da nessi comparativi (ad
esempio: così … come, tanto … quanto, ecc.).

In questo canto (vv. 22-27):

E come quei che con lena afannata,
uscito fuor del pelago a la riva,
si volge a l’acqua perigliosa e guata,
Primo termine di paragone: il naufrago che
raggiunge la riva e si volta a guardare il mare da cui
è scampato.
Primo nesso comparativo: come.

22

Inferno Canto I

così l’animo mio, ch’ancor fuggiva,
si volse a retro a rimirar lo passo
che non lasciò già mai persona viva.
Secondo termine di paragone: Dante, appena
uscito dalla selva paurosa, si volta a guardarla con
sollievo.
Secondo nesso comparativo: così.

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42

45

48

anzi ’mpediva tanto il mio cammino,
ch’i’ fui per ritornar più volte vòlto.
Temp’era dal principio del mattino,
e ’l sol montava ’n sù con quelle stelle
ch’eran con lui quando l’amor divino
mosse di prima quelle cose belle;
sì ch’a bene sperar m’era cagione
di quella iera a la gaetta pelle
l’ora del tempo e la dolce stagione;
ma non sì che paura non mi desse
la vista che m’apparve d’un leone.
Questi parea che contra me venisse
con la test’alta e con rabbiosa fame,
sì che parea che l’aere ne tremesse.

li che ogni uomo, che vuole camminare
verso la salvezza, deve superare, e, in
particolare, i tre vizi – lussuria, avarizia,
superbia – che stanno alla radice di tutti i peccati. La lonza è un animale creato dalla fantasia medievale: forse la lince, oppure il leopardo o la pantera. Nella
tradizione dei bestiari medievali, la lonza
veniva definita un animale crudele, lascivamente sempre in calore; era pertanto
ritenuta simbolo della lussuria. – leggiera e presta: gli aggettivi indicano la seduzione con cui si presenta il vizio della lussuria.

(volto), anzi ostacolava tanto il mio cammino, che
io più volte fui tentato (vòlto) di ritornare indietro.
37-45 Era l’alba (principio del mattino), e il sole
saliva in cielo (montava ’n sù) in congiunzione con
quelle stelle che erano con lui quando il divino
amore impresse il movimento (mosse) per la prima
volta agli astri (quelle cose belle); così che erano
motivo di speranza per me contro quella fiera dalla
pelle screziata (gaetta) l’ora del giorno e la dolce
stagione; ma non a tal punto che (sì che) non mi
incutesse paura la visione (vista) che mi apparve di
un leone.

46-48 Questo pareva venisse contro di me con
la testa alta e una fame rabbiosa, tanto che l’aria
(l’aere) stessa sembrava tremare.

36. più volte vòlto: una paronomasia f
con rima equivoca. Questo gioco verbale era molto in voga presso i poeti medievali; Dante però ricorre di rado a tali artifici retorici.
37. Temp’era: Dante fornisce le indicazioni cronologiche per l’azione che si sta
svolgendo: sono le prime ore dell’8 aprile, venerdì santo.
38-40. e ’l sol ... belle: presso i medievali si riteneva che la creazione del
mondo fosse stata compiuta in primavera, quando il sole è in congiunzione
con l’Ariete; si credeva inoltre che que-

L’uso delle similitudini è uno degli aspetti stilistici più rilevanti del poema,
perché strumento necessario in una narrazione che si propone fondamentalmente di descrivere i mondi «fantastici» dell’oltretomba.
Le similitudini della Commedia sono estremamente varie: molte hanno
un’origine classica e biblica, ma molte altre prendono spunto invece dall’esperienza concreta e quotidiana della realtà.
Delle similitudini presenti nel poema (ne sono state contate 597), la maggior parte si riferisce a dati sensitivi legati con fenomeni della natura. Tra
queste, una delle più celebri e di maggior fortuna letteraria è quella posta
negli ultimi versi del canto II (vv. 127-130):

Quali ioretti dal notturno gelo
chinati e chiusi, poi che ’l sol li ’mbianca,
si drizzan tutti aperti in loro stelo,
tal mi fec’ io di mia virtude stanca.

sta posizione delle costellazioni fosse la più benefica per l’uomo. Anche
Virgilio colloca la nascita del mondo
in primavera (Georgiche II, 336-345).
– cose belle: le stelle, così appellate anche nell’ultimo canto dell’Inferno,
al v. 137. Per Dante le stelle erano corpi lucenti che brillavano di luce riflessa; divise in stelle fisse e mobili, avevano un grande influsso sul corso della
vita umana.
42. a la gaetta: l’aggettivo gaetta deriva
dal provenzale caiet, «screziato». Anche
lo stilemaf a la è di origine provenzale e
stilnovistica.
43. l’ora ... stagione: motivi di speranza per Dante sono il mattino che sta
sorgendo, e la stagione della primavera che riporta la vita sulla terra; queste
buone premesse e coincidenze sembrano preludere a un successo sulla lonza e sul vizio dell’attrazione sensuale.
45. la ... leone: altro ostacolo alla risalita verso la virtù è la superbia, che minaccia Dante e ogni cristiano, in modo
più grave e con rischi maggiori della lussuria.
46. venisse: in rima imperfetta con desse e tremesse.
47. con ... fame: «due condizioni li dà di
ferocità: l’altezza della testa che manifesta l’audacia del nuocere, e la rabbia della fame che dimostra la volontà del nuocere» (Buti).
48. tremesse: dal latino tremere.

L’incontro con le tre fiere

23

49-54 Ed una lupa, che di ogni brama sembrava
(sembiava) piena (carca) nella sua magrezza e
costrinse molte genti a una vita infelice, mi causò
tanta apprensione (gravezza) a causa della paura
che si sprigionava dal suo aspetto, che io persi la
speranza di raggiungere la vetta del colle (altezza).

51

54

55-60 E come colui che con piacere vince al gioco (acquista), ma giunge il momento, l’occasione
(’l tempo) che lo costringe (lo face) a perdere, e
in tutti i suoi pensieri piange e si rattrista; così mi
ridusse quella bestia senza pace che, venendomi
incontro, mi sospingeva di nuovo a poco a poco là
dove non c’è (tace) il sole (cioè nella selva oscura).

57

60

61-63 Mentre io precipitavo (rovinava) verso il basso, mi apparve (mi si fu offerto) dinanzi agli occhi
una figura di aspetto e voce evanescenti (chi parea

49. Ed una lupa: la lupa è il simbolo
della cupidigia insaziabile, sia di ricchezze sia di onori o di beni materiali. Spesso
Dante usa il simbolo della lupa per indicare la cupidigia, il vizio più grave che ha
seriamente compromesso non solo la vita cristiana ma anche le istituzioni ecclesiastiche e civili.
50. sembiava ... magrezza: sembiava è forma arcaica per «sembrava». Anche l’ossimorof(carca ... magrezza) coglie la contraddittoria condizione di chi è
cupido di denaro e, pur essendo agiato, desidera sempre accrescere le proprie ricchezze.
52. questa ... gravezza: l’attrattiva per i

Ed una lupa, che di tutte brame
sembiava carca ne la sua magrezza,
e molte genti fé già viver grame,
questa mi porse tanto di gravezza
con la paura ch’uscia di sua vista,
ch’io perdei la speranza de l’altezza.
E qual è quei che volontieri acquista,
e giugne ’l tempo che perder lo face,
che ’n tutti suoi pensier piange e s’attrista;
tal mi fece la bestia sanza pace,
che, venendomi ’ncontro, a poco a poco
mi ripigneva là dove ’l sol tace.
Mentre ch’i’ rovinava in basso loco,
dinanzi a li occhi mi si fu oferto

beni materiali annulla ogni desiderio per
le cose dello spirito e intralcia l’ascesi
del cristiano. – questa: pronome pleonastico che va riferito a lupa.
55. E ... acquista: il paragone va riferito all’avaro, costretto con dolore e tormento, per un rovescio della fortuna, a
disperdere le ricchezze gelosamente
conservate.
58. sanza pace: la lupa, irrequieta e
sempre bramosa; sanza è sempre usato da Dante al posto di «senza».
60. ’l sol tace: è una sinestesiaf, come d’ogne luce muto in If. V, 28. Nella
selva oscura, dove le regole del vivere cristiano, civile e sociale sono state

dimenticate, regna la confusione, l’errore.
61. rovinava: la lupa, con il suo temibile aspetto, ha confermato in Dante l’inadeguatezza delle sue capacità per risalire la china del vizio e lo fa precipitare,
invischiato sempre di più nelle maglie
del peccato.
63. chi ... fioco: fa così la sua comparsa uno dei principali «attori» della
Commedia dantesca, il poeta latino Virgilio, considerato da Dante suo massimo maestro di poesia (vedi Personaggi
a p. 26). Il verso costituisce un notevole ostacolo per la sua, almeno apparente, incongruenza: Dante definisce fio-

Scenari
L’OLTRETOMBA PAGANO
Nell’ideare la struttura del suo oltretomba, soprattutto per quanto riguarda l’Inferno e in parte il Purgatorio, Dante si rifece alle immagini classiche
dell’Ade pagano, e in particolare alla descrizione
che ne fa Virgilio nel canto VI, vv. 236-899, dell’Eneide, con la discesa del protagonista Enea nell’oltretomba.
Nell’immagine viene schematicamente rafigurato questo mondo dei morti, nel quale si ritroveranno molti degli elementi utilizzati e rielaborati nella
ricostruzione della Commedia.

24

Inferno Canto I

Il «viaggio agli inferi» di Enea comincia con un rito sacrificale
nei pressi del lago Averno >1, in Campania. Appena iniziata
la discesa nelle viscere della terra, Enea si ritrova nel Vestibolo infernale >2, dove si trovano i mali dell’uomo (lutto, malattia, fame, ecc.), i mostri mitologici (Centauri, Arpie, Gerione,
ecc.), e l’albero dei sogni fallaci.
Attraversata la Selva degli insepolti >3 si giunge sulla riva dell’Acheronte >4 dove il demone Caronte attende le anime per traghettarle oltre quel fiume e poi oltre le otto anse concentriche del
fiume Stige >5. Qui inizia il vero oltretomba, custodito sull’entrata
dal demone Cerbero e dal giudice infernale Minosse >6.

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75

chi per lungo silenzio parea ioco.
Quando vidi costui nel gran diserto,
«Miserere di me», gridai a lui,
«qual che tu sii, od ombra od omo certo!».
Rispuosemi: «Non omo, omo già fui,
e li parenti miei furon lombardi,
mantoani per patrïa ambedui.
Nacqui sub Iulio, ancor che fosse tardi,
e vissi a Roma sotto ’l buono Augusto
nel tempo de li dèi falsi e bugiardi.
Poeta fui, e cantai di quel giusto
igliuol d’Anchise che venne di Troia,
poi che ’l superbo Ilïón fu combusto.
Ma tu perché ritorni a tanta noia?

ca, debole e indistinta la voce di Virgilio,
a causa del lungo silenzio, prima che
questi abbia proferito parola. In realtà, il
fioco allude alla inconsistenza corporea
di tutte le anime in generale e il lungo silenzio alla morte di Virgilio, avvenuta da
lunga data.
64. nel gran diserto: è la piaggia diserta del v. 29.
65. Miserere: forma latina da misereor,
«ho pietà».
66. ombra: spesso nel poema dantesco è usato per indicare l’anima di chi
è defunto.
68. parenti: latinismo; parentes significa
infatti «genitori». – lombardi: nel Medioe-

fioco) a causa del lungo silenzio.
64-66 Non appena vidi costui in quella landa
desolata, gli gridai: «Abbi pietà (Miserere) di me,
chiunque (qual) tu sia, spirito o uomo vero (certo)!».
67-69 Mi rispose: «Non sono più un uomo, ma lo
fui, e i miei genitori (parenti) furono dell’Italia settentrionale (lombardi), tutti e due mantovani di nascita.
70-75 Nacqui, sebbene (ancor che) troppo tardi,
al tempo di Giulio Cesare (sub Iulio), e vissi a Roma
sotto l’impero del valente Augusto, al tempo degli
dei falsi e bugiardi. Fui poeta e cantai di quel giusto
figlio di Anchise che venne da Troia, dopo che la
superba Ilio fu bruciata (combusto).

76-78 Ma tu perché torni al così grande affanno

vo con il termine di Lombardia si indicava
genericamente tutta l’Italia settentrionale.
70. Nacqui ... tardi: Virgilio, quando
Cesare morì assassinato nel 44 a.C.,
non era ancora noto e non poté così
essere da lui apprezzato. – sub Iulio:
complemento di tempo, costruito alla
latina; sub significa «sotto».
71. buono: «buono importa eccellenza,
bravura, nell’ufficio o nell’arte propria»
(Barbi, 1934, p. 202). – Augusto: Ottaviano Augusto (63 a.C.-14 d.C.), figlio
adottivo di Giulio Cesare e primo imperatore di Roma.
72. falsi e bugiardi: Virgilio, anche se
morto prima di Cristo, può condanna-

re la religione pagana perché nel Limbo, dove è relegato nell’oltretomba
(cfr. c. IV), ha avuto modo di conoscere
la verità del cristianesimo.
74. figliuol d’Anchise: Enea, eroe
troiano, figlio di Anchise e di Venere.
Dopo l’incendio e la distruzione della
sua città, Enea peregrinò a lungo fino
a sbarcare sulle rive del Lazio (venne
di Troia) dove fondò la dinastia da cui
sarebbe disceso lo stesso imperatore
Augusto.
76. noia: la selva del peccato. Derivata dal provenzale, la parola ha un significato molto più forte dell’attuale: dolore, tormento.

La prima zona che si incontra è l’Antinferno >7 dove si raccolgono le anime dei morti anzitempo (i bambini, i condannati a morte ingiustamente, ecc.). In un luogo a parte, i
Campi del pianto >8, si nascondono i suicidi per amore (tra
questi, Didone) e i morti in guerra.
Fuori dall’Antinferno, la via si sdoppia per condurre alla
Reggia di Dite >9 e quindi ai Campi Elisi >10, sede dei beati, o altrimenti al Tartaro >11, luogo riservato ai dannati. Nei
Campi Elisi scorre il fiume Lete >12, fiume della dimenticanza che avvia alla reincarnazione; il Tartaro è circondato dal
fiume di fuoco Flegetonte >13.

L’incontro con Virgilio

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(noia) di questo luogo? perché non sali il beato
monte, principio e causa di totale (tutta) felicità?».
79-87 «Sei davvero (Or) il famoso (quel) Virgilio
e quella fonte che spande un così grande fiume
di eloquenza (di parlar)?», gli risposi con la fronte
abbassata (vergognosa). «O tu che sei l’onore e la
guida degli altri poeti, mi giovi (vagliami) la costante
attenzione e il grande amore che mi ha spinto a
studiare a fondo (cercar) la tua opera (volume). Tu
sei il mio maestro e colui che ha su di me grande
autorità (autore), da te solo io trassi quello stile alto
(bello) che mi ha procurato onore.

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88-90 Vedi la bestia per cui io mi voltai indietro;
difendimi (aiutami) da lei, o famoso saggio, poiché
mi fa tremare le vene e le arterie (i polsi)».

77. dilettoso monte: il colle del v. 13.
79. quel: l’aggettivo ille, latino, in alcuni
casi significa «quel famoso».
81. io lui: a lui; l’ellissif della preposizione nel complemento di termine è uso consueto nell’italiano antico. – con vergognosa fronte: la vergogna di Dante nasce
dalla considerazione della propria condizione di inetto a salire il dilettoso monte.
82. onore e lume: Virgilio con la sua
gloria onora la stessa poesia ed è luce
che risplende come modello esemplare
per tutti i poeti.

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perché non sali il dilettoso monte
ch’è principio e cagion di tutta gioia?».
«Or se’ tu quel Virgilio e quella fonte
che spandi di parlar sì largo iume?»,
rispuos’io lui con vergognosa fronte.
«O de li altri poeti onore e lume,
vagliami ’l lungo studio e ’l grande amore
che m’ha fatto cercar lo tuo volume.
Tu se’ lo mio maestro e ’l mio autore,
tu se’ solo colui da cu’ io tolsi
lo bello stilo che m’ha fatto onore.
Vedi la bestia per cu’ io mi volsi;
aiutami da lei, famoso saggio,
ch’ella mi fa tremar le vene e i polsi».

83. vagliami: il verbo è al singolare, pur
essendoci un soggetto plurale.
84. lo tuo volume: il complesso delle opere di Virgilio, ma in particolare l’Eneide.
85. ’l mio autore: autore «si prende per
ogni persona degna d’essere creduta e
obedita» (Cv. IV, 6, 5).
87. lo bello stilo: lo stile tragico, che supera quello comico ed elegiaco; cfr. VE.
II, 4, 5-8.
89. saggio: «Per Dante, come per la sua
epoca, gli antichi poeti erano savi, uomini pieni di saggezza e sapienza, poiché la

poesia stessa era una forma di saggezza.
Così Dante appella saggi Omero, Virgilio,
Orazio, Ovidio, Lucano (If. IV, 110), Stazio
(Pg. XXIII, 8) e il suo stesso contemporaneo
Guido Guinizzelli (Vn. XX, 3)» (Singleton).
90. le vene e i polsi: è una sineddochef, come li sonni e’ polsi in XIII, 63.
Così commenta Boccaccio: «triemano
le vene e’ polsi quando dal sangue abbandonate sono, il che avviene quando
il cuore ha paura, percioché allora tutto il
sangue si ritrae a lui ad aiutarlo e riscaldarlo, e il rimanente di tutto l’altro corpo

Personaggi
Virgilio
Tra i maggiori poeti latini, Publio Virgilio Marone nacque nel 70 a.C. ad Andes, oggi Pietole, un villaggio presso Mantova, da agiati proprietari terrieri; dopo gli studi a
Cremona e a Milano, andò a perfezionarsi a Roma, ma scelse Napoli come sua issa
dimora. Fra le sue opere principali si devono ricordare le Bucoliche e le Georgiche.
Accolse l’invito dell’imperatore Augusto e di Mecenate a cantare le gesta di Roma
scrivendo il celebre poema epico l’Eneide sull’esempio di Omero e dei poeti latini
Nevio ed Ennio. Nel 19 a.C. fece un lungo viaggio in Grecia e in Asia, che ne minò
la salute isica: morì appena sbarcato di ritorno in Italia, a Brindisi.
Virgilio è stato scelto da Dante come guida nel viaggio attraverso l’Inferno e il Purgatorio, perché nel Medioevo era
considerato l’annunciatore del Cristo venturo, quasi una sorta di profeta pagano o mago; tale singolare interpretazione traeva origine dalla quarta egloga virgiliana, in cui il poeta preconizzava l’alba di un’età felice. A questa motivazione esterna e contingente, si deve ovviamente aggiungere la considerazione altissima in cui Virgilio era tenuto
da Dante per il capolavoro dell’Eneide, modello di stile poetico e di perfezione formale, importante auctoritas e fondamentale precedente poiché, seppure in un contesto pagano, racconta il viaggio all’Ade di Enea, la sua visita al regno dei morti, quella stessa visita che Dante si accinge a compiere e raccontare. In ultimo, Virgilio era stato il cantore
dell’Impero universale, visto come condizione per il diffondersi della pace e come garanzia di superamento di egoismi e particolarismi.

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Inferno Canto I

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«A te convien tenere altro vïaggio»,
rispuose, poi che lagrimar mi vide,
«se vuo’ campar d’esto loco selvaggio;
ché questa bestia, per la qual tu gride,
non lascia altrui passar per la sua via,
ma tanto lo ’mpedisce che l’uccide;